Gazzetta dello Sport
1. oktober 2026

È il 19 luglio, la Spagna diventa Campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia. Diego Kochen pazzo diu gioia non perde tempo: prende il telefono e manda un messaggio ai vecchi amici che festeggiano al Meadowlands. Ovvero Lamine Yamal e Pau Cubarsì.
"Gli ho fatto sapere che ero felicissimo per loro e che se lo meritavano al 100%. Siamo cresciuti insieme. Ma loro hanno scalato le gerarchie del Barcellona piuttosto velocemente". Il trio era cresciuto insieme alla Masia, la leggendaria accademia giovanile blaugrana.
Ma lo statunitense ha intrapreso una strada diversa rispetto ai compagni: dopo due stagioni trascorse a difendere la porta della formazione B del Barça, tra la terza e la quarta divisione, e spesso in panchina nella prima squadra, Diego Kochen adesso para in prima divisione, in prestito al club danese del Lyngby.

Kochen ha 20 anni, è nato a Miami e i suoi idoli di sempre sono Buffon, Casillas e ter Stegen. Da bambino praticava surf, basket e tennis, poi ha iniziato a giocare a calcio come giocatore di movimento, ma ha cambiato ruolo quando il portiere della sua squadra giovanile si è ammalato. Come si è innamorato della porta? Semplicemente buttandosi nel fango.
A 12 anni si è trasferito in Spagna dopo che la madre, dirigente Dhl, aveva accettato un incarico a Barcellona. Prima una scuola calcio indipendente, poi l’ingresso nel sistema blaugrana nel 2019 e la scalata fino al Barça B. Ha firmato il primo contratto a 16 anni e ha anche respirato l’atmosfera della prima squadra, arrivando a sedersi in panchina in diverse occasioni e a giocare due amichevoli.
Ma il salto definitivo non è mai arrivato. Per lui, diversamente da Yamal e Cubarsí, la strada verso il calcio dei grandi ha richiesto qualche deviazione in più. Ed è proprio qui che comincia la seconda parte della storia. Come detto, in estate Diego è passato in prestito al Lyngby, in Danimarca, con l'unico obiettivo di giocare.
Il club è appena tornato nella massima serie danese e il portiere americano ha iniziato la stagione da titolare, raccogliendo nove presenze consecutive in campionato. Una scelta meno glamour rispetto al Camp Nou, ma senza dubbio fondamentale.
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Nel frattempo è arrivata anche la chiamata degli Stati Uniti. Kochen aveva già frequentato il giro delle selezioni giovanili americane e alcuni raduni della nazionale maggiore, ma il nuovo ciclo di Mauricio Pochettino gli ha aperto una porta ancora più importante.
È stato convocato nel gruppo che sta dando spazio a una nuova generazione e, contro il Perù, ha finalmente fatto il suo debutto internazionale entrando nella ripresa. La particolarità è che Diego avrebbe anche altre possibilità. Per le origini familiari potrebbe rappresentare Venezuela e Perù, oltre agli Stati Uniti.
Ha però scelto da tempo la maglia americana, dalla Under 16 in poi, e oggi non sembra avere dubbi sulla strada da seguire: "Rappresento gli Usa e non potrei esserne più grato", ha spiegato durante il raduno. A lui interessa soltanto questo: divertirsi, crescere e aspettare il momento giusto. Non tutti quelli che partono dalla stessa cantera devono necessariamente arrivare nello stesso posto.
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