Gazzetta dello Sport
3. oktober 2026

È stato il più talentuoso pilota della MotoGP negli ultimi vent’anni. Lì dove per talento si intende un mix di istinto, coraggio e della più sottovalutata delle qualità: la disinvoltura. Casey Stoner in moto ci stava come un principe. È stato anche il più umano dei piloti, perché ha dovuto fare i conti con la fragilità.
"Ho la sindrome della stanchezza cronica - così si confessa nell’incontro al Teatro Sociale al Festival dello Sport di Trento - Al tempo non fu capita, ero precipitato in un abisso. E in Ducati, voglio essere sincero, mi sono sentito tradito". Per questo - non solo per i due Mondiali vinti - è un uomo raro.
"Il mio idolo era Mick Doohan, sono partito ragazzino, con tutta la mia famiglia, dall’Australia per cercare il mio destino in Europa. È stato un periodo duro, di sofferenze, ma anche di promesse". La contabilità dei suoi successi: i due Mondiali vinti - nel 2007 in Ducati (primo successo storico per la casa italiana) e nel 2011 in Honda - sono lì a dare contezza della grandezza del pilota australiano.
"Il Mondiale vinto a 21 anni in Ducati fu uno shock, lo ricordo come una cavalcata furiosa. E non è vero che la moto non era competitiva… Forse non me lo sono goduto abbastanza, ero riservato, poco propenso a lasciarmi travolgere dall’affetto dei tifosi. Quello con la Honda fu più consapevole, gestito con più relax".

Nella "Band of Brothers" di quell’epoca c’erano fuoriclasse del calibro di Valentino Rossi ("Il mio avversario più agguerrito") e Jorge Lorenzo, per tacer di Dani Pedrosa: "Il livello era altissimo. Con Valentino c’è stato qualche momento di grande tensione, lui era bravo nell’intimidazione degli avversari, sia in gara che fuori. Aveva una modalità di guida ai limiti del regolamento. E gestiva benissimo tutta la comunicazione. Ne ho sofferto molto, sono sempre stato timido, eravamo tanto diversi…". Poi il tempo ricuce tutto.
"Negli anni ci siamo riavvicinati, abbiamo entrambi due bellissime famiglie, siamo maturati, certi angoli si sono smussati. E come pilota ho sempre avuto grande stima di lui". Il ritiro a soli 27 anni l’ha archiviato con saggezza. Non ci sono rimpianti. "Era la scelta giusta da fare in quel momento lì. Era un periodo molto faticoso per me".

Nell’analizzare il mondo della Moto Gp di oggi, Stoner è come al solito diretto, trasparente. "Le moto somigliano ai robot, i piloti incidono sempre meno. Tra i piloti di oggi mi piace molto Bezzecchi, per lo stile di guida. Jorge Martin è fenomenale perché guida con tutto il corpo, è un tutt'uno con la moto. Credo che la qualità migliore di Bagnaia sia la calma, il modo in cui gestisce i momenti difficili della gara. E poi c’è Marquez, un fuoriclasse assoluto, uno che è già nella leggenda di questo sport. È un ragazzo che ha passato momenti neri ma ne è sempre uscito".
Così sul finale del campionato di Moto Gp e sul possibile vincitore: "All’inizio avrei detto senza esitazioni Marquez, ma oggi sia Martin, che sta davanti, che Bezzecchi, possono giocarsi le loro chance. Tutto è ancora possibile, è il bello della MotoGP", dice la leggenda delle due ruote, oggi 41enne realizzato, che si gode il tempo con la moglie Adriana e le due figlie Alessandra e Caleya, parte dall’Australia e gira il mondo e quando vuole rilassarsi va a pesca.
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