Tuttosport
12. Oktober 2026

Arriva il Brugge dell’ex Sommer: Chivu rispolvera i big dopo la sconfitta al debutto contro il Real
Vittoria da big contro il Parma, gara con i big contro il Brugge. Dopo l’oculata gestione con i ducali del recupero e delle energie dei vari giocatori reduci dagli impegni in nazionale, domani sera in Champions contro i campioni del Belgio - ore 21 a San Siro, arbitro il norvegese Rohit Saggi, Cristian Chivu manderà in campo un’Inter vicina a quella di gala.
Al netto degli infortuni degli inglesi Stones e Jones, pedine ingaggiate proprio per fare un ulteriore salto di qualità in Europa, contro il Brugge verrà schierata l’Inter migliore. Per esempio, è scontato il ritorno fra i titolari di chi è rimasto seduto in panchina sabato, dunque Akanji, Bastoni, Barella e Zielinski. Ma dal primo minuto ci sarà anche capitan Lautaro Martinez, inizialmente risparmiato col Parma e subentrato a Thuram al 17' della ripresa.
L'argentino farà coppia proprio col gemello francese, rimasto a lavorare alla Pinetina durante la sosta e apparso in ottima condizione. Starà a loro due cercare di superare l'atteso ex, Yann Sommer, protagonista dello scudetto della seconda stella e della cavalcata in Champions nel '24-25 (la parata in semifinale su Lamine Yamal resta nell'imagginario collettivo).
A completare il quadro, se Chivu non regalerà sorprese, Martinez in porta, la conferma in difesa di Bisseck - da braccetto destro con Akanji centrale o viceversa? -, quella di Calhanoglu in mezzo al campo (il turco, che ieri ha perso uno dei suoi nonni, non ha riportato alcun problema col Parma) e di Dimarco a sinistra.
L'unico dubbio potrebbe essere a destra: ancora Diouf, un'occasione per Luis Henrique o la pazza idea Spence dal primo minuto? Chivu deciderà la formazione fra oggi e domani mattina, dopo aver accolto con piacere ieri il pareggio fra Como e Roma. Solo la Lazio ha raggiunto in testa l'Inter a quota 16 grazie al successo casalingo contro il Monza.
Il campionato però ora andrà in archivio per almeno 48 ore, perché torna la Champions e l'Inter deve cancellare lo zero in classifica dopo aver perso al debutto al Bernabeu col Real Madrid. Una partita in cui Lautaro e compagni hanno rischiato di subire più reti, ma nella quale hanno però dimostrato personalità, confermando come l'Inter, a pieno regime, possa giocarsela in Europa.
D'altronde non è un mistero come in casa nerazzurra la Champions in questa stagione rappresenti qualcosa in più di un semplice sogno. Dodici mesi fa, quando Chivu aveva preso in mano la squadra, il gruppo voleva cancellare la doppia delusione del finale di annata '24-25 con Inzaghi - lo scudetto perso per un punto e la debacle col Psg -, tornando a vincere in Italia.
Il campionato era in cima alla lista degli obiettivi, oggi non più. O meglio, l'Inter chiaramente vuole confermarsi in Serie A, ma la Champions è messa sullo stesso piano e non verrà sacrificata come accaduto la scorsa stagione, quando il playoff col Bodo-Glimt fu affrontato con un atteggiamento non all'altezza e Chivu preservò alcuni elementi per gli impegni in campionato.

Dal presidente Marotta in giù, chiunque abbia parlato in questi due mesi ha sempre messo la Champions nel mirino. Il presidente si è spinto molto avanti - “Triplete? Ci godiamo quello che è stato nel 2010, è un sogno, però i sogni possono anche realizzarsi” -, ma pure Chivu e molti giocatori non si sono tirati indietro.
“Vincere la Champions è bellissimo, è il sogno di tutti”, una recente dichiarazione del tecnico romano a cui hanno fatto eco, fra agosto e inizio ottobre, i vari Bisseck (“il ricordo della sconfitta con il Psg brucia ancora; quest'anno abbiamo le possibilità per arrivare fino alla fine”), Akanji (“non firmo per rivincere scudetto e Coppa Italia, voglio tutto”), Stones (“sono qui per portare la Champions ai tifosi”), Dimarco (“non scelto fra scudetto e Champions”), Barella (“è un sogno, ci siamo arrivati vicino due volte e non ci è andata ancora giù”), Calhanoglu (“il mio obiettivo-sogno è disputare un’altra finale di Champions, possiamo giocarcela con tutti”), Zielinski (“non è da tutti comandare al Bernabeu, sogniamo la Champions”) e Lautaro (“la Champions è un sogno, non un’ossessione”).
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