Gazzetta dello Sport
September 11, 2026

"Sì, è arrivato il momento di aggiungere una nuova foto in casa". Come biasimare Alberto Brignoli, fresco di debutto in Champions League all’età di 35 anni. Una carriera caratterizzata dalla più classica gavetta, coronata ora dal sogno dell’esordio nella massima competizione europea. E che esordio.
Il suo Aek Atene, campione di Grecia nell’ultima stagione, ha conquistato il successo martedì sera in casa contro il Lask per 1-0. La verità? La rivela lui stesso con grande onestà: "Sono stato 'fortunato' nella sfortuna altrui, perché Tommy (Strakosha, ndr), poverino, si è infortunato domenica. Un infortunio strano in una partita dove non hanno nemmeno tirato in porta. Purtroppo è il calcio. Io quando è arrivata l’occasione ho cercato di prenderla".
Dal Montichiari in Serie D nel 2009 all’Aek Atene in Champions League nel 2026, ha fatto un bel viaggio. Che emozione è stata?
"È stato il coronamento di un sogno, ma devo essere sincero: lì per lì non te la godi più di tanto perché sei concentrato. Le emozioni le vivi solo prima e dopo, in campo tutto il resto passa in secondo piano. Meritavamo di vincere almeno 2-0, ma avrei messo la firma prima anche solo per l’1-0. Quella partita però è andata, testa alla prossima".
Nemmeno il tempo di godersi il debutto?
"È il bello e il brutto del calcio, non hai modo di fermarti. Come le cose belle passano in fretta, poi arrivano quelle brutte. Bisogna gestire tutto sempre nello stesso modo, con equilibrio. Ci sono momenti che vanno sfruttati e io devo farmi trovare pronto quando serve".
È stato il momento più bello della tua carriera?
"Sicuramente è stato l’obiettivo più grande che ho potuto raggiungere. È uno dei momenti belli, ma non è che le soddisfazioni cambiano in base alla categoria. Sono stato felicissimo tanto quanto per la vittoria del campionato in Serie D".
C’è stato un messaggio ricevuto in queste ore che le ha fatto particolarmente piacere?
"Tanti in realtà, da quelli degli amici a mia moglie. Ne ho ricevuti tanti da chi c’è sempre stato. Non sarebbe carino citarne uno nello specifico, ma quello di mister Cristian Bucchi (oggi all’Arezzo, ndr) mi ha reso felicissimo. Dico lui perché mi ha preso a Perugia dopo le esperienze alla Sampdoria e al Leganes. Non stavo bene mentalmente e fisicamente, ma lui ha creduto in me e mi ha dato fiducia. Ho percepito nel suo messaggio la soddisfazione come persona e questo va oltre tutto il resto. Gli sono troppo riconoscente per quanto ha fatto per me. Un giorno mi piacerebbe tornare a lavorare con lui, ridargli indietro l’1% di quello che mi ha dato lui".
Lei all’Aek, Calabria al Panathinaikos, Pirola all’Olympiacos: perché la Grecia?
"Il campionato è competitivo e ti dà grande visibilità. Se avessi avuto questa chance prima, forse l’avrei sfruttata ancora meglio. Ad Atene si vive da dio, le strutture e l’organizzazione sono da top club".
Ha lasciato l’Italia nell’estate 2021 dopo l’avventura all’Empoli. Qual è il club a cui è rimasto più legato e per il quale direbbe "un giorno mi piacerebbe tornare a giocare lì"?
"Sono rimasto legato a quasi tutti i club in cui ho giocato per vari motivi. Ma se dovessi dirne uno, direi il Palermo. Per tutto quello che è successo durante quell’anno, per come Palermo vive il calcio, per le persone che lavoravano per il Palermo, per com’è fallito. Più che rimpianto, dico che è dove mi sarebbe piaciuto rimanere se le condizioni fossero state diverse e non fossimo falliti con Zamparini. Ora vorrei rivederlo in Serie A. Non per salvarsi, ma per lottare per le prime dieci posizioni".
In squadra ha un compagno, Luka Jovic, che in Italia ha giocato per Fiorentina e Milan. Molti si chiedono perché un attaccante con quella qualità non sia riuscito ad affermarsi ai massimi livelli...
"Luka è un giocatore molto forte, se no non vai al Real. Parlando con lui, penso sia una questione caratteriale. Vuole essere protagonista e vuole giocare. Secondo me ha bisogno di un ambiente dove si senta importante".
Negli ultimi anni il movimento calcistico greco ha prodotto diversi talenti, da Tzolis che sta ben figurando all’Arsenal al duo del Borussia Dortmund Karetsas-Konstantelias, ma anche agli “italiani” Koulierakis e Douvikas. Qual è il segreto di questa nouvelle vague?
"Penso la qualità dei club nella formazione. Poi ci vuole il momento e la fortuna. Qui la Serie B e la Serie C non sono così competitive, perciò dovrebbe essere più difficile perché non ci sono punti intermedi come in Italia. In realtà, ho visto ragazzi di 17-18 anni che se sono bravi giocano subito in prima squadra. C’è poi un alto livello nei settori giovanili delle squadre importanti, soprattutto nelle U19".

In Grecia ha aperto anche una società, Auvi, che si occupa di aiutare gli atleti nella gestione della loro vita.
"L’idea di fondo è che il giocatore debba pensare solamente a giocare e rendere al meglio sul campo. Così abbiamo creato una piattaforma dove ogni persona che lavora con l’atleta organizza il lavoro per lui. Il ragazzo può inserire l’orario di allenamento con la squadra, ad esempio il pomeriggio, di conseguenza il preparatore atletico inserisce un programma ad hoc per la mattina e il nutrizionista il piano alimentare specifico in base all’attività svolta. Tutto ciò vale anche per l’extra campo: investimenti, gestione della casa, assicurazioni".
Torniamo al campo e alla Champions. Se le dico Manchester City e Haaland all’Etihad Stadium il prossimo 20 ottobre, che effetto ti fa?
"Da un lato mi piacerebbe giocare, ma dall’altro spero che rientri Tommy perché se lo merita. È stato protagonista per arrivare fino a qui e sarebbe giusto così. Abbiamo un grande rapporto. Poi se toccherà a me, mi farò trovare pronto. Sarà una bella esperienza e spero di godermela".
Tornerà a sfidare Donnarumma, dopo quel Benevento-Milan (2-2) del 2017?
"No, no (ride, ndr). Sarà bello, lui è un campione ed è un ragazzo d’oro. Sicuramente gli chiederò la maglia, perché non ho la sua del Milan. Sono già passati 9 anni, è tantissimo".

E se le dico Sinigaglia di Como il 24 novembre?
"Affronteremo una squadra molto forte. E poi a me affascina il progetto: come lo comunicano, cosa fanno, come hanno costruito e la mentalità che hanno. Ho ascoltato dei podcast con il presidente Suwarso ed è una grande fonte di ispirazione. Pensare che al Sinigaglia ho giocato in Serie C un Como-Lumezzane… (2-1 nella stagione 2011/12, ndr). Tanta roba".
Non è l’unica italiana sul vostro cammino. Ad Atene il 19 gennaio arriva la Roma di Gasperini.
"Tocca un punto debole. Io sono bergamasco e per me lui è qualcosa che va oltre al calcio, perché ha risvegliato quella passione calcistica che avevo da bambino con il percorso che ha fatto con l’Atalanta. Quando vedevo quella squadra, rimanevo incollato alla tv. Io andavo allo stadio a vederla lottare per salvarsi in Serie A. Pensare che dieci anni dopo ha vinto l’Europa League è veramente incredibile. Ha portato l’Atalanta e Bergamo nel mondo, è un grosso orgoglio".
E cosa le chiederà, almeno una foto?
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"Vediamo come va a finire (ride, ndr). Ma sì, quella sicuramente".
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