Gazzetta dello Sport
12 de octubre de 2026

Una squadra in missione: questa è la Lazio oggi. In campo si vede un gruppo compatto di giocatori che sanno bene come muoversi ed eseguono il piano senza farsi troppe domande: possono vincere oppure no, e di solito in questo periodo vincono, ma attraversano ogni partita con lo sguardo acceso e la voglia di mangiarsela.
Ecco perché, come accaduto contro Milan e Monza, la Lazio riesce a sopravvivere a momenti difficili in cui magari ci si mette da sola per ingenuità, per troppa generosità e anche per quei limiti che ci sono e che la splendida classifica non può comunque nascondere.

Tutto quello che sta succedendo alla Lazio è merito, soprattutto, di un allenatore che ama il pallone e ancora di più le sfide. Il paradosso di Rino Gattuso è che per l’opinione pubblica e, cosa più grave, per alcuni addetti ai lavori sul suo bilancio da tecnico pesano risultati erroneamente interpretati come fallimenti.
Un esempio per tutti: il quinto posto con il Milan (quel Milan...) a un punto dalla qualificazione in Champions. Il quarto sarebbe stato quasi un’impresa, il quinto non può essere bollato come una disfatta. Non è vero che Rino sia impermeabile alle critiche e alle cattiverie. Non è vero che si faccia scivolare tutto addosso.
Il carattere ruspante nasconde un’anima sensibile. Gattuso sa reagire alle difficoltà, ma anche lui, profondamente scottato dall’esperienza in Nazionale, è in missione e ha coinvolto la squadra in un progetto virtuoso. Gli obiettivi sono due, collegati tra di loro: arrivare più in alto possibile e riportare la gente allo stadio, ben sapendo che l’assenza dei tifosi si spiega con problematiche e estranee al campo che una bella stagione potrebbe però smorzare.
Il primato attuale con l’Inter è una soddisfazione enorme ma temporanea. Non è lì che starà la Lazio quando la classifica si sarà normalizzata e avrà preso una fisionomia in linea con le potenzialità delle squadre. Ma probabilmente non si dovrà scendere molto per trovare i biancocelesti.
Qualche settimana fa, quando il ds Fabiani si era allargato in proclami europei, Gattuso ha comprensibilmente protetto i giocatori sottolineando quanto fosse sbagliato indicare l’obbligatorietà di un traguardo minimo. Intanto, però, la partenza sprint ha consentito di mettere da parte un piccolo vantaggio da gestire nei momenti difficili, che arriveranno.
E quindi è plausibile che il pensiero di un piazzamento europeo cominci a illuminare gli allenamenti a Formello. La sana ambizione aiuta a svolgere meglio il compito quotidiano, ciò che conta è non perdere di vista la realtà e il percorso. La Lazio non ha una rosa che possa competere per la Champions o l’Europa League, ma in un’annata priva di altri impegni (è già stata eliminata in Coppa Italia) si può alzare l’asticella.
E i principi di gioco proposti da Gattuso, con continue rotazioni ad aprire spazi, un palleggio avanti-indietro-avanti e una costante ricerca della verticalità, stanno esaltando le caratteristiche di alcuni elementi. Il piazzamento finale, però, dipenderà anche dal rendimento delle altre squadre.
L’attuale velocità di crociera di Milan e Juve, proiettata sulle trentotto giornate, vale circa 70 punti, un bottino che di solito garantisce almeno l’Europa League. Probabilmente sono troppi per la Lazio, ma l’ottimo avvio trasmette ottimismo e consente di fissare quei 70 punti come un riferimento concreto: per ottenere il passaporto non bisogna allontanarsi molto da quella cifra.
I limiti principali sono due. Il primo è la necessità di giocare sempre a ritmo alto, cosa che nel corso della stagione e perfino della stessa partita non si può fare: dovrà migliorare la capacità di gestione con e senza la palla, per evitare di compromettere gare ben indirizzate.
Il secondo limite è la concretezza offensiva: ieri Isaksen e Pinamonti hanno dato buoni segnali, Noslin è stato molto bravo, ma per fare un salto nelle ambizioni serve una maggiore perentorietà nelle conclusioni da parte delle punte. Finora sono arrivati gol preziosi dagli altri reparti, Frattesi va benissimo come incursore e attaccante aggiunto, ma non può bastare.
Le belle notizie, oltre ovviamente all’inserimento di Davide, sono il rendimento di Mandas, il ritorno su buonissimi livelli di Tavares (che però, come sempre, andrà valutato nel lungo periodo) e l’utilità di Belahyane, che Sarri aveva snobbato. Il filtro di Belahyane dà sicurezza ai centrali difensivi che si muovono bene in coppia e consente ai terzini di sganciarsi senza compromettere eccessivamente l’equilibrio.
Al resto pensa l’intelligenza tattica di Taylor. Insomma, ha ragione Gattuso: non serve fissare un obiettivo. Questa Lazio si divertirà a scoprire dove la porterà il suo viaggio. E in Europa ci sono tante belle mete da visitare.
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