Gazzetta dello Sport
20. syyskuuta 2026

"Mazzola per l’Inter era tutto". È un Massimo Moratti triste e frastornato quello che ci risponde per parlare della scomparsa di Sandro Mazzola. Un tassello imprescindibile della Grande Inter che dominò il mondo negli anni Sessanta, ma anche un dirigente e soprattutto un amico che rimase legato al mondo nerazzurro anche dopo avere smesso di dipingere calcio in campo.

Massimo Moratti, se ne è andato un’icona della Grande Inter creata da suo padre Angelo.
"Un giorno molto triste. L’avevo visto sei mesi fa e l’avevo trovato bene, pur sapendo che aveva dei momenti di down. Purtroppo di recente non siamo riusciti a salutarci. E ora provo una nostalgia infinita che rimarrà per le cose belle, le gioie che ci ha dato questo giocatore che ormai le nuove generazioni non conoscono ma che per noi è sempre presente per tutti i momenti meravigliosi che ha saputo regalarci".
Qual era la cosa che le piaceva di più del Mazzola giocatore?
"Il dribbling e il tiro velocissimo. Spesso anche potente, ma era l’esecuzione a renderlo unico perché con quella leva rapidissima toglieva sempre il tempo dell’intervento al difensore".
Tra centrocampo e attacco era capace di ricoprire tutti i ruoli.
"Io me lo ricordo come mezza punta o quasi centravanti nell’Inter di papà. Poi con il tempo arretrò a centrocampo, era abilissimo anche lì. Un patrimonio del calcio".
Quando Herrera trovò il coraggio di lanciarlo, ancora ragazzino, l'Inter iniziò a vincere tutto
Nell’ultima intervista, proprio alla Gazzetta dello Sport, Mazzola si scusò con Boninsegna per non essersi opposto al famoso scambio con lo juventino Anastasi. Bonimba nel ringraziarlo ci spiegò che al tempo gli aveva sconsigliato di fare il regista perché era indispensabile al suo fianco, in attacco.
"Uno scambio tra i due che mi ha commosso. Comunque concordo con Boninsegna, Mazzola dava il meglio negli ultimi trenta metri".
Riavvolgendo il nastro, qual è il suo primo ricordo di Mazzola?
"Mi ricordo che Sandrino venne fuori da un momento di crisi dell’Inter ed Herrera ebbe il coraggio di mettere questo ragazzino in prima squadra. Da quel momento cominciammo a vincere tutto...".
Ci racconta un aneddoto su Mazzola?
"Più che un aneddoto, mi piace sottolineare che lui faceva parte di una squadra di gente fantastica. Aveva il suo ruolo e lo rispettava con grande attenzione, non era esattamente un compagnone ma pensava a essere determinante in campo. E ci riusciva molto bene... Era un esempio per la determinazione, la volontà, il coraggio. Non c’era sfida che lui non affrontasse convinto di vincerla".
Il suo gol che non dimenticherà mai.
"Quello a Budapest, in Coppa Campioni l’8 dicembre 1966, quando dribblò due volte la difesa del Vasas, portiere compreso, come se avesse il pallone incollato al piede. Impareggiabile".

A livello umano come lo ricorda?
"Non era introverso, ma nemmeno un compagnone. Era molto professionale e semplice nel modo di fare. Non si dava arie, faceva parte di un gruppo di gente che ha conosciuto il successo come conseguenza del proprio talento e sacrificio. A tutta quella banda ogni cosa veniva naturale, il successo era legato al fatto che fossero bravissimi".
Quanto Mazzola accusò la tragica morte del padreValentino, uno degli eroi del Grande Torino?
"L’ho conosciuto che il padre era già mancato. Chi era molto legato a Valentino e poi fece da secondo padre e Sandrino fu Veleno Lorenzi che lo allevò per l’Inter portandolo a Milano e prendendolo sotto la propria ala protettrice. Fu fondamentale in tutti i primi passi nerazzurri di Mazzola. Malgrado quel soprannome, Lorenzi era molto sensibile e generoso".
Poi Mazzola è stato all’Inter anche dopo avere smesso di giocare.
"Sì, come dirigente. Con Pellegrini e poi con me. Era molto bravo e preciso anche come direttore sportivo e uomo mercato".

Una delle foto più famose da dirigente lo vede al fianco di Luisito Suarez nel giorno della presentazione di Ronaldo, luglio 1997. Mazzola se n’è andato proprio a ridosso del giorno in cui il Fenomeno ha compiuto 50 anni.
"Il destino ha voluto unire due fuoriclasse che ci hanno dato soddisfazioni enormi".
Cosa è stato Mazzola per l’Inter?
"La storia. Tutto. Per l’Inter resterà indimenticabile".
In una classifica dei protagonisti della Grande Inter dove collocherebbe Mazzola?
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"Classifiche non ne ho mai fatte né mai ne farò. Ma se le dico che era tutto...".
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