Gazzetta dello Sport
8 באוקטובר 2026

Quando un ragazzo di talento gioca meno del dovuto - o comunque meno del preventivato -, ci possono essere motivazioni tattiche, ma anche atletiche. Perché viene a mancare la continuità. E, a cascata, la fiducia. Ardon Jashari si trova proprio in questa situazione.
Non simpatica, ma risolvibile. Soprattutto, Ardon arriva da una lunga parentesi nazionale per lui rigenerante. Generatrice di fiducia, autostima e buone sensazioni in vista del cammino da riprendere a Milanello. Dove Jashari fa ritorno portando con sé un dato tutt'altro che scontato.
Dei quindici rossoneri partiti per le rispettive selezioni, è stato quello con più minuti nelle gambe: 295, nessuno della truppa di Amorim è rimasto in campo quanto lui. Ci sono casi in cui gli allenatori storcono il naso di fronte a un impiego corposo dei loro giocatori da parte dei commissari tecnici, ma ce ne sono altri - come quello di Ardon - in cui mettere benzina nelle gambe è un'ottima notizia. Per tutti.

Jashari ne aveva un bisogno quasi primordiale. Aveva necessità di sentirsi vivo, protagonista, utile. Yakin gli ha consegnato una maglia da titolare in tre partite su quattro di Nations League (la Svizzera è in Serie B), contro Macedonia del Nord (due incroci), Scozia e Slovenia, ricavandone in cambio prestazioni più che confortanti.
Eccolo, il bagaglio che Ardon si porta dietro adesso che è tornato a Milano. Con le nocche che bussano forte alla porta di Amorim perché il momento è caldo e va sfruttato. E poi sul cammino del Diavolo arrivano nove partite in ventinove giorni.
"Per mostrare il 100 per cento di me è impossibile disputare una partita e poi stare fuori le cinque-sei successive. Nessuno può pensare di essere sempre titolare, ma c’è bisogno di avere un ritmo per poter mostrare il proprio", raccontava lo svizzero non più tardi di un mese fa. Un concetto estrapolato da un'intervista alla Gazzetta in cui comunque non intendeva fare polemica, ma una semplice constatazione, con la quale peraltro in termini generali non si può non essere d'accordo.
Era stata una chiacchierata in cui Ardon tesseva le lodi di Amorim, spiegando che ne apprezzava i principi tattici, ma anche una chiacchierata in cui raccontava nel dettaglio i motivi per cui aveva scelto senza titubanze di restare al Milan nonostante il corteggiamento di club importanti in Italia e all'estero.
Uno di questi motivi era proprio il tecnico portoghese, che lo aveva rasserenato dopo una chiacchierata individuale. Adesso tra l'altro potrebbero esserci ulteriori novità tattiche, se davvero Amorim slitterà dal 3-4-2-1 al 4-2-3-1, ovvero il sistema di gioco utilizzato da Yakin in nazionale.
Fino a questo momento sia Allegri sia Amorim hanno visto Jashari in massima parte come l'alter ego di Modric, ma a Milanello inizia a balenare anche l'opzione di schierarli assieme, soprattutto nelle partite in cui Rabiot dovesse essere spostato nuovamente sulla trequarti a causa dell'assenza di Saelemaekers.
Ipotesi di lavoro, e d'altra parte Ardon non si formalizza: a 24 anni appena compiuti il desiderio è soltanto quello di giocare e, possibilmente, dimostrare di essere da Milan: i 1.034 minuti messi insieme tra la scorsa stagione e questa non gli rendono oggettivamente giustizia.
כתבה מאת Gazzetta dello Sport. GoalingBreak מציגה את הטקסט לנוחות הקריאה: כל הזכויות נשמרות למוציא לאור.
קרא במקור →