Corriere dello Sport
11. listopada 2026.

Leggi il commento sulla vittoria dei nerazzurri contro il Parma di Gilardino a Milano
Quattro gol al Monza, tre al Napoli, cinque all’Udinese, ieri tre al Parma. Siamo a diciotto reti in sei partite: una media di tre gol a partita. Non male. L’Inter di Chivu è sembrata ancora una volta di un altro pianeta.
Ha giocato al tiro al bersaglio con gli avversari. Quando ha voluto, ha segnato. Ieri ha cominciato senza Lautaro e nessuno se n’è accorto. Un gol dopo tredici minuti (per gentile concessione della costruzione dal basso), il secondo dopo diciotto e al 31’ la pratica era già bella che archiviata.
L’ora residua da giocare è diventata una sgambatura. Sta alle romane oggi evitare che già alla sesta giornata l’Inter possa ufficialmente trasformare il campionato in una cronometro individuale.

Non possiamo certo considerare il Parma di ieri un test attendibile però l’Inter ha restituito ancora una volta l’immagine di una squadra che gioca a memoria e con spensieratezza. Che si diverte a sperimentare, a trovare sempre nuove soluzioni. In panca Chivu ha lasciato non solo Lautaro ma anche Barella, Zielinski e Bastoni: il difensore è uno di quei casi di calciatori rigenerati dalla Nazionale.
La novità è che l’Inter stavolta per cominciare a giocare non ha dovuto nemmeno aspettare di andare sotto. Ha macinato gioco dal primo minuto. Non ha avuto bisogno di rimontare come contro Napoli, Udinese e Roma. Va annotato un altro dato stranamente inusuale: i campioni d’Italia non hanno subito reti ed è appena la seconda volta che accade in questa Serie A, la prima era stata a Cagliari.
Il permaloso Chivu sicuramente si sarà divertito a prendersi la sua ennesima rivincita. Il rumeno è uno che non si fa certo passare la mosca al naso. Aveva annotato sul taccuino le parole di Boban su Sucic: "Credo debba avere più spazio nell'Inter. È evidente che non si senta a suo agio. Se continua così non so quanto senso abbia che resti lì. È una delle migliori mezzali al mondo".
E una cosa è rispondere in conferenza (lo ha fatto), un’altra far parlare il campo. Detto, fatto. Ieri è stato il croato a scartare il regalo del portiere Corvi sull’autolesionismo dal basso. A volte ci piacerebbe essere nella testa di calciatori e allenatori quando studiano e lavorano durante la settimana per infiocchettare i gol agli avversari.
Fatto sta che per la prima volta dalla morte di Sandro Mazzola, un numero 8 dell’Inter ha segnato. Il suo nome è Sucic. Una cartolina per Boban. Con tanto affetto.
Persino il Var ha voluto partecipare allo show nerazzurro e stavolta non ha potuto esimersi dal richiamare l’arbitro Bonacina per un evidente fallo in area su Pio Esposito e assegnare il rigore. L’ultimo pensiero è dedicato al Parma che ha cambiato l’allenatore dopo l’unica vittoria in campionato. Fuori Cuesta, dentro Gilardino. Fin qui gli emiliani non avevano mai subito tre gol.
I presidenti sono quasi tutti uguali. L’unica differenza è che il cattivo esempio lo attribuivano al solo Zamparini. Ma è presto per giudicare Gilardino. Il tecnico sa che d’ora in poi incontrerà solo squadre meno forti dell’Inter.
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