Corriere dello Sport
12 Oktober 2026

Dopo la partita contro il Monza, l'allenatore biancoceleste ha parlato di tutto: ecco cosa ha detto

C ’è una giustizia poetica in questa arrampicata di Gattuso al primo posto. Si sta prendendo tutte le rivincite che aveva da consumare. L’etichetta di “Ringhio”, gli esoneri, il Mondiale sfumato, i racconti da perdente, il gioco mai lodato.
La rivincita è con gli interessi: «Non ho lasciato tragedie, eppure sembro uno scappato di casa. Sembra che ho fallito sempre. Pago la personalità che avevo da giocatore, ero sempre grintoso e indiavolato. Ma tutte le esperienze che ho fatto da allenatore sono state positive e mi hanno lasciato tanto. Ho fatto un cambiamento in questi anni, ci ho lavorato». Il compimento del percorso è questa Lazio incredibile.
Gattuso è rimerso quando tutti pensavano che non ce l’avrebbe fatta a rialzarsi. Oggi è primo, guida una Lazio bella, spumeggiante. La guida contro tutto, contro i pronostici, in mezzo a mille ostacoli: «Lazio prima? Noi non c’entriamo niente, sappiamo le difficoltà, in che stadio giochiamo, non è facile farlo in questo modo. Abbiamo una strada, quella del lavoro. Poi vedremo dove arriveremo, dobbiamo vivere alla giornata».
Ha ripetuto più volte il concetto: «Non ci dobbiamo pensare al primo posto, non guardiamo la classifica, ci gira la testa. Noi abbiamo solo l’obiettivo di allenarci bene, di recuperare... Poi sta a me». Primo tempo da sballo, secondo di sofferenza. Era andata così anche con il Milan: «Non ci può andare sempre bene, non si può lasciare così il pallino agli avversari e soffrire in questo modo».
Gattuso è arrivato tardi davanti alle tv, ha riunito la squadra: «Ho fatto ritardo perché i ragazzi si sono allenati. Ho aspettato tutti, ho parlato. È di facile lettura il secondo tempo. Siamo una squadra che non può gestire il risultato, non siamo capaci. Dobbiamo andare sempre a mille all’ora. Non siamo mai arrivati sui riferimenti, Belahyane era troppo schiacciato. Anche i centrali, mai ne avevo cambiati tre, tutti ammoniti. Il secondo tempo è la fotocopia della partita con il Milan. Non mi è piaciuto nulla, stavamo bivaccando aspettando solo che la partita finisse. Non ce lo possiamo permettere, dobbiamo andare sempre. Questo è quello che ho detto alla squadra».
L’assenza dei tifosi nei secondi tempi pesa: «Se dobbiamo continuare a sorprendere non dobbiamo avere paura. Io ho giocato, lo capisco. Nessuno ti spinge e ti devi sempre alimentare da solo. Ma lo sappiamo. Ci è andata bene. Loro meritavano di pareggiare e se pareggiano poi sono mazzate».
Belahyane tra i top del primo tempo: «Ora ce lo godiamo, ha sofferto e ci ha messo del suo con grande responsabilità. Capisce il gioco ed è intelligente. Se lo vedi non gli dai un euro, ma è bravo tatticamente e sempre nella posizione giusta. Poi potrebbe guardare di più in avanti, soprattutto quando usciamo dalla pressione. Invece gioca sempre in sicurezza. Può diventare un giocatore completo. Non vedo l’ora di avere tutti a disposizione».
L’abbraccio con Pinamonti: «Deve stare tranquillo. A me dispiace fare delle scelte. Noslin ha fatto un primo tempo incredibile. Poi è giusto che Pinamonti sia incazzato con me o con se stesso. Arriverà il suo momento, è un ragazzo intelligente che va spesso in doppia cifra». Domenica la Juve in trasferta, bel banco di prova: «Giocheremo contro una squadra fortissima, allenata da un grande allenatore, vedremo come arriveremo».

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