Corriere dello Sport
2026 m. spalio 12 d.

La schiacciante sconfitta contro il Mantova di Modesto mette in evidenza tutti i limiti di una squadra rifondata dalle fondamenta e non all'altezza delle ultime annate sempre concluse ai playoff. La A sfiorata da Aquilani al termine della scorsa stagione è già una chimera e il tecnico a forte rischio
In un “Ceravolo” in ristrutturazione e pronto a prenotare un futuro finalmente vincente, finisce invece in cenere il sogno di replicare la scorsa stagione con Aquilani in panchina. Una chimera alla quale un Catanzaro senz’anima, frastornato e inconcludente, dimostra di non poter ambire.
Non che l’obiettivo dovesse essere una conseguenza automatica delle ultime annate, sempre concluse ai playoff. Ma neppure un disastro di queste dimensioni, francamente, era immaginabile. La compagine giallorossa si arrende al Mantova guidato dal crotonese Modesto, organizzato secondo un’idea di gioco applicata con una capillarità di pensiero sistematica.
E non dà scampo alla squadra di Gorgone, protagonista della peggiore prestazione possibile, capace di cancellare quel poco di buono che era riuscita a produrre nelle precedenti uscite, pur accompagnate da sconfitte evitabili, fatta eccezione per la striminzita vittoria sulla Carrarese, al ritorno davanti al pubblico amico.
Un successo che non aveva nascosto i limiti di una formazione ancora in costruzione, bisognosa di trovare un’omogeneità anche sul piano fisico. È però soprattutto nella testa che qualcosa si è inceppato, o forse non è mai entrato in funzione. E gli alibi sono finiti.
Anche senza azzardare paragoni con i talenti scovati da Ciro Polito un anno fa - che inizialmente avevano peraltro fatto storcere il naso ad Aquilani, ma che oggi giocano stabilmente in A, come Cisse, Favasuli e Liberali - è evidente che si è creato un vuoto. Aggravato dalla partenza di elementi come Pittarello, Brighenti e Pontisso, desiderosi di fare esperienze altrove: una complicazione non trascurabile.
Anche se, in alcuni casi, si è trattato di operazioni preziose per la sostenibilità economico-finanziaria del presidente Noto, prerogativa imprescindibile della società, non è difficile comprendere come tali cambiamenti abbiano finito per lasciare un vuoto tecnico e caratteriale. Servirà tempo per sanarlo. E potrebbe toccare a qualcun altro, anziché a Gorgone, dopo i fischi di ieri dei tifosi per la pessima prestazione contro i virgiliani.
La società e il direttore sportivo riflettono, evitando decisioni di pancia, principalmente alla vigilia dell’anticipo di Verona contro l’Hellas, a sua volta punita ieri sera al “Braglia” dal bel Modena di Gallo Belotti, a segno al 95’. Dopo la brutta prova di ieri, tuttavia, pensare di poter risolvere i problemi emersi semplicemente cambiando allenatore potrebbe rivelarsi un’altra illusione. Come quel sogno già andato in frantumi!
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