Gazzetta dello Sport
4 септември 2026 г.
Ettore Messina e Giorgio Armani con la coppa per lo scudetto 2023. Getty
Il 4 settembre di un anno fa se ne andava Giorgio Armani, uno degli italiani più conosciuti al mondo. Una perdita enorme per il Paese, per Milano e anche per lo sport considerato il suo impegno nel basket. Se oggi l’Olimpia è ancora nell’élite della pallacanestro europea, oltre che al vertice di quella domestica, è merito suo.
Nel 2004 Armani rispose all’appello di tanti, anche della Gazzetta, intervenendo dapprima come sponsor e poi rilevando la proprietà nel 2008, salvando le Scarpette Rosse dal fallimento. L’inizio di un ciclo vincente sul campo - 7 scudetti, 5 Coppe Italia e 6 Supercoppe - e di una rivoluzione organizzativa che ha reso l’Olimpia uno dei club europei più vicini al modello di eccellenza rappresentato dalla Nba.
Ed è proprio nel solco di questo profondo lavoro che Milano ha percorso, proprio nell’anno della scomparsa di Re Giorgio, un tratto importante della sua storia recente. Cambiando pelle e continuando a vincere.

Mai Milano era riuscita a centrare il filotto di trofei italiani nei suoi 90 anni di storia, festeggiati il 9 gennaio. Prima la Supercoppa a settembre, battendo in finale Brescia al Forum. Quindi la Coppa Italia a febbraio contro Tortona, a Torino. Infine lo scudetto numero 32, a giugno, dopo il 3-1 alla Reyer Venezia, diciottesimo trofeo dell’era Armani.
Un traguardo doppiamente significativo, perché oltre alla chiara egemonia all’interno dei confini nazionali (4 scudetti negli ultimi 5 anni) – andata di pari passo con la difficoltà nel raggiungere certi standard in Eurolega - c’è stata la capacità di adattamento del club e della squadra.
Alla scomparsa di Armani è seguito infatti l’addio di Ettore Messina alla panchina, l’allenatore più titolato del nostro basket che da San Antonio era arrivato nel 2019 portando con sé un enorme bagaglio di conoscenze tra campo e scrivania, un terremoto che poteva creare smarrimento.
Al contrario l’Olimpia ha stretto le fila e a fine giugno – quando Messina ha lasciato anche il ruolo di presidente operativo - ha definito un riassetto delle cariche, ferme restando le figure di riferimento della proprietà, dal presidente Leo Dell’Orco a Michele Tacchella e Laura Tadini: dall’ampliamento del raggio d’azione del general manager Christos Stavropoulos e a cascata del direttore sportivo Daniele Baiesi. Il tutto a sostegno del coach, Peppe Poeta, pronto a lanciarsi nella prima stagione da timoniere unico.

L'Olimpia campione d'Italia '25-26. Ciamillo-Castoria
Per la prima volta la denominazione non sarà associata a uno dei marchi del gruppo, ma direttamente al cognome del fondatore. Si chiamerà Armani Olimpia Milano. Bolmaro e suoi compagni porteranno addosso, in maniera ancora più diretta, un simbolo conosciuto ovunque, sinonimo di stile e classe: il 19 settembre debutteranno in gare ufficiali in Supercoppa a Tortona contro la Virtus Bologna, il 25 in Eurolega a Belgrado contro il Partizan e al rientro in Italia giocheranno la prima di campionato in casa contro Trieste.
La nuova squadra è il frutto di un mercato coraggioso, ma logico, dettato dagli addii a pilastri come Shavon Shields e Zach LeDay e dagli arrivi di Alec Peters e Devon Hall (un ritorno), gente già affermata che ha vinto le ultime due edizioni dell'Eurolega e ai quali si aggiungono gli altri acquisti, primo tra tutti un potenziale crack come Moses Wright.
Spetterà a loro portare a termine la missione di ripetersi in Italia e migliorare il rendimento degli ultimi anni in Eurolega, dove servirà stupire e rovesciare il pronostico che vede davanti le squadre che hanno speso di più sul mercato.
Fare bene nella competizione più importante e dura è la priorità per i tifosi. E certamente anche per la proprietà che ha investito oltre 250 milioni tra il 2008 e il 2025, ma che dopo la semifinale di Colonia del 2021 è rimasta lontana dalle partite che contano.

Peppe Poeta. Ciamillo-Castoria
Quella che inizierà tra poco più di tre settimane sarà una stagione cruciale per l’Eurolega, l’ultima con questo format a 20 squadre - considerato che dal 2027-28 si passerà a 24 con il sistema delle franchigie e l’ipotesi di un torneo con due conference – e l’ultima prima dello sbarco di Nba Europe, previsto per l’autunno del 2027 con l’avvio di una nuova lega.
L’Olimpia è uno dei 13 membri fondatori di Euroleague e ha creduto fin dall’inizio nel progetto di sviluppo del Ceo Chus Bueno, anche quando mezza Europa flirtava con il gigante americano. Un segnale chiaro di continuità, condiviso con altre piazze storiche della pallacanestro europea, andato di pari passo con l’apertura a nuovi soci come il fondo Oaktree, interessato ad acquisire una quota di minoranza, con il gruppo Armani in ogni caso saldamente al comando. Perché l’Olimpia è una questione di cuore. Nel segno di Re Giorgio.
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