Gazzetta dello Sport
3 октомври 2026 г.
C’è Giugliano, la numero dieci della Roma fin da quando è arrivata nella capitale, la capitana, la prima candidata italiana al Pallone d’Oro, miglior calciatrice della passata stagione e punto fermo di un’Italia che ancora deve qualificarsi alla Coppa del Mondo che è un pensiero fisso e stupendo.
Poi c’è Manuela, la donna che l’anno prossimo compirà 30 anni e che alla sua carriera, sempre nel 2027, chiede di disputare un Mondiale da protagonista e alla vita di regalarle in futuro dei figli a cui poter raccontare quel che ha realizzato e renderli orgogliosi.
Tra le pieghe di una chiacchierata di pallone i desideri di campo si intrecciano con quelli più intimi e privati. Ma andiamo con ordine. Giugliano arriva da un Roma-Barcellona di Women’s Champions League che ha riportato alla mente la stessa partita che nel 2023 aveva giocato all’Olimpico davanti a quasi 40 mila persone. "Lavoriamo per rivivere serate così".
"Lo spero ma c’è ancora tanto su cui lavorare. È vero anche che quando io ho iniziato a giocare qui a Roma mi sono sempre sentita una grandissima professionista. In campo e fuori, supportata dalla società a 360 gradi. Ma questo dovrebbe valere per tutti i club. Bisogna rischiare".

Giugliano, al centro, esulta dopo la doppietta contro il Sassuolo alla prima giornata di questo campionato GETTY
"All’estero l’hanno fatto da più tempo. Senza coraggio, purtroppo, a certi livelli, come quelli del Barcellona, non ci si arriva".
"Qui siamo una famiglia. C’è la Roma e basta. Vedere Donny in tribuna ci ha fatto piacere. Qualcosa lo trasmettiamo".
Tornando al campionato: che inizio è stato per lei che aveva finito la scorsa stagione con lo scudetto e da MvP della A?
"I traguardi individuali sono una conseguenza del lavoro quotidiano che si fa insieme alle compagne, allo staff, alla società. Ora voglio migliorare i numeri dell’anno scorso".

A proposito di traguardi individuali non possiamo non citare il Pallone d'Oro: lei è stata la prima italiana inserita in lista. Come ha reagito quando l'ha saputo?
"In realtà l'ho scoperto mentre stavo andando a una cena di squadra. Prima vedo qualcosa su Instagram, ma penso che siano le solite pagine fake... Poi mi chiama la nostra addetta stampa e mi dice: "Ma hai letto? Hai saputo?". "No, cosa?" rispondo. E lì ha iniziato a spiegarmi. L'ho scoperto così. Avevo fatto una stagione importante, anche a livello internazionale, sia con la nazionale sia in Champions, ed è stata la ciliegina sulla torta di un percorso fatto durante l'anno. Ma l'emozione di essere in quella lista era tanta e mi dava solo voglia di continuare a fare bene. Penso sia stato un bel momento per me ma anche per il calcio femminile italiano in generale".
Da poco è uscita la classifica delle calciatrici col valore più alto in A e lei è al primo posto. Davanti a questo numero come si percepisce all’interno del calcio italiano?
"Non ho tanto la consapevolezza di essere la migliore in Italia, ma inevitabilmente un po’ lo riconosco perché ora ho una maturità e una responsabilità tale da poter dare una mano per far crescere questo movimento. Il fatto di essere rimasta qui per me è una conferma: ho voglia di vedere quanto questo calcio, nella mia città e nel mio paese, possa crescere giorno dopo giorno".
"Sì, ho sempre scelto la mia famiglia".
"Con Rossettini l’anno scorso avevamo un’idea precisa del mio ruolo. Ora stiamo ancora capendo dove posso esprimermi meglio. Piovani sta portando novità e stiamo costruendo qualcosa di molto positivo".
"Siamo partite benissimo e giocando un bel calcio. Aver fatto due gol per me è importante. A me piace molto essere libera all’interno del campo e non dare riferimenti".
"Un bene fondamentale. È staccare e andare dalla mia famiglia, tornare nella parte sicura della mia vita. Questo mi rende una persona serena e una calciatrice forte".

A Roma, sponda giallorossa, si parla sempre tanto della maglia numero 10 ma qualcuno che la indossa c'è, ed è lei. Cosa rappresenta quel numero?
"Tanto, fin da piccola. Mio padre mi ha sempre raccontato dei numeri 10, me li faceva vedere e io ho sempre ambito a diventare come loro. Ma credo che il 10 non lo possa indossare chiunque. Penso debba appartenere a chi ha talento e a chi, con questo talento, riesce a coltivare qualcosa di ancora più importante oltre a quello. Che è la parte è più difficile. Poi è chiaro che qui a Roma il numero 10 rappresenta Totti e Totti è praticamente Roma, è tutto. Quindi mi reputo una persona orgogliosa e fortunata di poter indossare questa maglia".
In estate l’abbiamo vista nelle vesti di opinionista tv, come si è calata in questo ruolo inedito?
"Ero agitata ma vogliosa di provare un’esperienza nuova anche per capire cosa potrebbe fare per me in futuro. E l’aver commentato il Mondiale maschile penso, e spero, possa essere stato anche un messaggio per altre ragazze e colleghe: possiamo farlo".
"È un pensiero fisso. È un sogno perché si desidera sempre di vincere qualcosa di grande e a me farlo con la maglia della Nazionale manca. Ma prima pensiamo a qualificarci".
"No, mai. Se non fosse andata bene forse avrei lavorato con i bambini, perché ho seguito l'indirizzo socio-sanitario e mi piace molto stare con loro. Però poi il mondo del calcio mi ha portato altrove; ma non escludo di poter lavorare con i bambini in futuro. Chissà".
"No, perché non ho vinto niente con la Nazionale e non ho alzato ancora una Champions. Se avessi conquistato questi trofei avrei anche potuto già smettere… Lo dico scherzando perché comunque in Italia a livello di club ho vinto tutto, e questo mi dà ulteriore motivazione".
"Io nasco in una famiglia tradizionale. Mia mamma si è sposata e ha avuto me e mio fratello molto giovane, e posso dire che questo sia sempre stato il mio obiettivo. Sono partita da quei valori per creare oggi la mia di famiglia. Sto crescendo, so staccare dal lavoro, dal calcio".

Giugliano e Veronica Petrucci il giorno delle nozze
"Lungo, intenso e non sempre facile. Forse ho vissuto poco l’adolescenza, essendo andata via presto di casa. Ma ho inseguito il mio sogno e ce l’ho fatta e sono sicura che in futuro riuscirò a trasmettere ai miei figli quello che ho vissuto".
Quindi Giugliano non ha solo desideri di campo...
"La maternità la vedo un po’ come l’apice. Poi, è chiaro, quando giochi a calcio è difficile ma ci sarà modo in futuro di averne perché la voglia, il desiderio, c’è. E ai miei figli vorrò far vedere quello che ho vinto, quello che ho fatto. E renderli orgogliosi".
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