Corriere dello Sport
12 oktober 2026

Leggi il commento sullo straordinario avvio di stagione della Lazio, prima in classifica insieme all'Inter di Chivu dopo il successo con il Monza
Per mezz’ora la Lazio si è abbattuta come un ciclone sui sedili vuoti dell’Olimpico, macinando un calcio di altissimo livello, come appartiene alle grandi. Il Monza, stordito, ha assistito impotente alle trame di una squadra che alle grandi, da ieri, può fare maramao, a braccetto con l’Inter lassù dove c’è l’arietta buona che sa di importanti ambizioni.
Mi chiedo se questa pioggia di record e di prime volte abbiano trasformato la Lazietta, preventivata ranocchia e adesso vestita da principessa. Rispondo subito di no per due motivi: il primo è che 6 partite su 38 sono poche per mettere il timbro su un giudizio irrevocabile; il secondo è legato al ripetersi, ieri, di un limite già avvistato contro il Milan: un tempo di calcio sontuoso e un altro lasciato agli avversari.
Gattuso dopo la partita ha ammesso il contrasto affermando con le consuete schiettezza e umiltà che “ci è andata bene”. Sì, parecchio, e grazie agli errori di mira dei monzesi e due interventi di santo Mandas.
Nota bene: il Monza ha dominato in dieci contro undici, senza Lucchesi espulso al 35’, ma con l’ingresso di Dany Mota che ha sconvolto la difesa contando per due (come possa Juric cominciare la partita senza il portoghese, né Colpani né Cutrone, i tre meglio dotati della compagnia, rimane un mistero).
È bastato che la Lazio ritrovasse la pace negli ultimi dieci minuti perché i ruoli si ristabilissero: palo di Isaksen, paratone su tiri del danese e di Zaccagni, gol di Pinamonti. Ecco, prima di parlare della sorpresa del campionato occorre che Gattuso trovi un equilibrio, perché con le montagne russe nessuno ha mai vinto niente.

Non vorrei essere stato troppo severo mentre il popolo laziale fa festa quando pensava di dover accendere candele votive. Sono anch’io felicemente sorpreso dalla classifica, certo, ma soprattutto dalla capacità della squadra di svolgere un calcio così libero, aggressivo, propositivo, piacevole agli occhi di qualsiasi amante del gioco del calcio.
Cinque vittorie nelle prime sei partite costituiscono un unicum nella sua storia. Neanche ai tempi della brigata Maestrelli o dei pezzi da novanta di Eriksson. Un’aggiunta doverosa sui tutti i libri di storia del pallone.
Sui libri della Lazio bisognerà invece aggiungere il primo gol di Tavares (da controllare con cura quella porta fulminata da un missile del portoghese) e di Pinamonti. Tutti elementi che fanno felice papà Gattuso, il ringhio più buono mai sentito, che i marcatori corrono ad abbracciare dopo ogni gol. E che concorrono a sognare.

Domenica prossima ne sapremo di più, molto di più. La Lazio bussa in casa della Juventus per la prima trasferta in casa di una di quelle grandi di cui sopra. Vedremo se la squadra saprà essere così sfacciata anche davanti ad una pretendente al tricolore; vedremo se Tavares saprà confermarsi il devastante incursore, se Belahyane il regista inflessibile, se Noslin lo snodo di ogni offensiva, se Isaksen il peperino rigenerato dalla nazionale danese, citando soltanto i migliori della vittoria di ieri.
Prima in classifica, 16 punti su 18, 11 gol fatti e solo 4 subiti: sono numeri da prima della classe. Ma aspettiamo il primo trimestre per fare la prima pagella.
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