Gazzetta dello Sport
11 października 2026

Il grande acquisto è arrivato. C’era sempre stato ma non si era mai visto, se non come ombra di se stesso. E invece eccolo, Sua Maestà Kevin De Bruyne, inventore di calcio e creatore di spazi. La lunga lunga pausa per le nazionali aveva reso ancora più pressanti le elucubrazioni intorno a KDB: possibile che quello che gioca con il 7 del Belgio sia lo stesso con la 11 del Napoli?
Il biondo ha sempre avuto un fascino calcistico indiscusso, peccato non averlo mai visto al Maradona, non in tutta la sua lucentezza. Eppure il cuore del Maradona sapeva che il re nudo si sarebbe ripreso e avrebbe ripreso in mano lo scettro del gioco. L’attesa è finita. De Bruyne apre e chiude la vittoria sul Frosinone, e il gol per il tris definitivo al quarto di recupero è un inequivocabile segnale di risveglio, in coda a una partita piena di tutto quel che sa fare.
Giocate di prima, traccianti che radono l’erba, visioni degne del panorama sul golfo. In mezzo alla prima doppietta italiana di King Kev, la rete di Noa Lang, un altro per il quale Fuorigrotta è sempre sembrato un posto troppo lontano dal giardino di casa a Eindhoven dove si divertiva.

Il Napoli riporta così all’ortodossia del calcio un risultato che la logica delle prime cinque giornate di campionato aveva reso non così scontato. Il Frosinone è sceso al Maradona con il musetto davanti, se ne va agganciato dalla squadra di Allegri. Se ne ce fosse bisogno, Max ha studiato l’impianto belga che ha permesso a De Bruyne di esaltarsi in nazionale.
In patria davanti gli fanno compagnia De Ketelaere, Godts, Lukebakio, Moreira, tutti potenziali ricevitori dei suoi passaggi laser. L’assetto del Napoli non è ancora così spregiudicato ma si avvicina. Allegri allontana dalla porta KDB, piazzandolo nel centrocampo a due, dandogli visione verso i tre che ha davanti: Neres, Lang e Hojlund diventano così delle frecce in attesa della visione del quarterback belga.
Napoli-fantasia: funziona. Il Frosinone dà un mano: è spregiudicato – sentimento giustamente alimentato dall’ottimo inizio di campionato – fino quasi al limite dello scriteriato, se non addirittura zemaniano dal punto di vista delle (mancate) coperture difensive. Alvini tiene sempre alti quattro giocatori, ai quali far arrivare il pallone per le combinazioni rapide e gli uno contro uno.
Lode al coraggio, ma così gioca praticamente senza filtro a centrocampo e lascia i difensori in balia degli attaccanti del Napoli. La partita si trasforma presto in una gara di transizioni, con un buco di cinquanta metri in mezzo. De Bruyne ci infila tutto il suo calcio, Hojlund la sua fisicità, Neres e Lang la loro velocità (e Lobotka le corse all’indietro che servono).

La penuria offensiva della squadra di Allegri improvvisamente sgorga. Nel primo tempo il Napoli colpisce subito un palo – Hojlund in anticipo su un cross basso di Di Lorenzo – e produce almeno una decina di conclusioni. Le reti che di fatto risolvono la partita dopo poco più di mezz’ora si condensano tuttavia in quattro minuti.
L’1-0 arriva su rigore generosamente assegnato da Feliciani su un tentativo di recupero di Cittadini su Hojlund, lanciato in campo aperto dalle retrovie: il danese si incarica erroneamente del tiro dal dischetto su errata comprensione delle indicazioni dalla panchina, Palmisani sconfina di nuovo nel paranormale – soglia già superata contro il Como e ribadita in Under 21 – ma le telecamere pizzicano i suoi piedi fuori dalla linea e quelli di troppi compagni dentro l’area. Allora sulla ripetizione ci pensa De Bruyne.
Napoli avanti a interrompere il flusso del Frosinone, che aveva preso campo. È anche il momento migliore della squadra di Allegri, forse il migliore della stagione. Intanto, arriva subito il raddoppio: Lang dentro per Hojlund, tacco per Di Lorenzo, chiusura di Palmisani ma l’olandese ribadisce. Gli spazi ingolosiscono le idee di De Bruyne e le corse di Neres, vicino due volte al 3-0.

L’intervallo suggerisce qualche variazione ad Alvini. Kvernadze sulle zolle di Kvara impallidisce, Ghedjemis a destra non fa molto di più. Schmid è l’enganche delle manovre offensive ma scopre pure la mediana. Il tecnico dei ciociari ridisegna a 3-4-3 con Terzic per Masini, così da andare uomo su uomo.
Dopo un assolo di Neres in tre contro tre, la distanza tra le due squadre si accorcia. Anche perché Allegri va in risparmio energetico: il ritorno di McTominay esalta il Maradona, quello di Lucca per Hojlund invece toglie un bersaglio fondamentale per risalire il campo.
Gilmour e Giovane poi disegnano il Napoli a 3-5-2, il Frosinone manovra, calcia tanto ma fuori bersaglio. Fini a destra per Ghedjemis dà un’accelerata, Raimondo ci prova di testa e poi Bobcek di piede, Schmid costringe Meret alla prima parata con un destro a giro dal limite.
Forse meriterebbe anche un golletto, la squadra di Alvini, che nel finale torna a 4-2-3-1 con Zerbin che serve troppo forte Bobcek. Il gol arriva, ma nell’altra porta. E ad arrivarci è di nuovo lui, King Kevin. Sì, sembra proprio quello del Belgio: ben arrivato.
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