Gazzetta dello Sport
3. oktober 2026

Il boato di una leggenda, una vera leggenda. Nadia Comaneci, il primo 10 perfetto della ginnastica alle Olimpiadi é stata accolta come una rockstar al Teatro Sociale di Trento, per il Festival dello Sport della Gazzetta. Montreal 1976.
Quell’1 sul tabellone l’aveva stupita: “Ma non ho fatto così male! Perché ho preso solo 1? Avevo chiesto alle compagne. Poi ho capito”. Non era mai esistito un 10 alle Olimpiadi e per questo il tabellone non era riuscito a registrarlo.
La differenza sta nei particolari: “Il dieci alle parallele forse non era tanto solo per l’esercizio ma per quello che io chiamo “Il tocco di Nadia”, ho fatto qualcosa in più restando nelle regole. Penso sia stato premiato questo, più che la pulizia tecnica”. Poi altre immagini, altre meraviglie, altri trionfi. Tutti a vederli col fiato sospeso, come fosse la prima volta, come se Nadia Comaneci li stesse ancora eseguendo.
Tanti i romeni arrivati da Trento e dalle zone vicine solo per ammirare lei, che della storia del suo Paese è leggenda, come l’allenatore che l’ha forgiata, Bela Karolyi: “Lui e la moglie mi avevano visto alla scuola materna. Io facevo già ginnastica perché mia mamma mi ha portato in palestra molto piccola perché mi sfogassi. Le distruggevo la casa, e in quel momento é arrivata la ginnastica”.
La perfezione, però, non può essere una costante della vita e Comaneci ci tiene a sottolinearlo: “Cerco di spiegare agli allievi anche nella mia accademia e a tutti quelli che fanno sport che la perfezione non esiste. Per un dieci ci sono dietro tante cadute, ed è normale. Esistono i giorni in cui vorresti mollare tutto, ma la differenza sta nei piccoli dettagli, nella voglia di cercarli e divertirsi a farlo. Uno degli elementi che porta il mio nome, alle parallele, è nato perché ho sbagliato, ho sbattuto il piede contro uno staggio e poi l’ho rifatto, apposta, dall’altro lato. Anche dagli sbagli nascono cose buone”. Lo sport, che sia ginnastica o no è fondamentale nella vita, per imparare a stare insieme per imparare a riconoscere il valore della fatica: “Lo sport ti insegna a stare in società. A riconoscere il valore della fatica, a capire che non tutto va sempre bene”.

Poi il racconto dei momenti difficili. Dopo anni, nel 1981, Karolyi scappa negli Usa con la moglie: “Quell’anno eravamo in tour e quando era il momento di partire lui, la moglie e il coreografo, non si sono presentati. C'è stato un momento molto difficile”.
Nadia come emblema del regime di Ceausescu, suo malgrado: “Grazie alla ginnastica ho avuto la possibilità di viaggiare. Di vedere cose che molti bambini della mia età, senza un passaporto, come accadeva nel regime dittatoriale, non avevano mai potuto vedere. Però dopo la fuga di Bela é diventato molto difficile per me viaggiare. Ma eravamo tutti nella stessa situazione e l’ho accettato”.
Il corpo come strumento di lavoro, strumento che cambia, che ti obbliga a cambiare “Sono cresciuta di 17 centimetri in due anni, ho dovuto modificare la mia routine, ho visto il fisico cambiare e non potevo più fare quanto facevo prima. Non avevo gli strumenti per gestire tutto questo e non si parlava della salute mentale, dell’ansia. Una volta gli allenatori ti dicevano semplicemente: datti una mossa. Ora per fortuna le cose sono cambiate, e Simone Biles ne è la dimostrazione”.
Poi la possibilità di scappare, anche lei, pochi giorni prima che cadesse il Muro di Berlino: “In quel momento non sapevo che sarebbe accaduto. Quindi ho deciso in base alle informazioni che avevo sul presente. Ma non potevo più vivere quella situazione. Sapevo che era pericoloso, che avrebbero potuto spararci. Sono rimasta bloccata in Austria poi però sono riuscita ad andare via e cambiare la mia vita”.
L’amore per Bart Conner, anche lui campione di ginnastica, una nuova vita, una famiglia e un’accademia insieme. E un bellissimo messaggio finale prima di tagliare la torta per i 50 anni dal dieci di Montreal e quella per i 30 dall’oro di Atlanta 96 di Jury Chechi: “Lo sport ci insegna a superare la paura e a rispettarla, ma soprattutto ci insegna a stare insieme pur gareggiando uno contro l’altro”. Con leggerezza sulla vita, ma sempre con i piedi ben piantati per terra. Leggendaria Nadia.
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