Gazzetta dello Sport
30 Eylül 2026

Artigiani del talento, fabbri di fortune. Se Michael Kayode è arrivato alla Nazionale debuttando con un gol in Turchia, lo deve anche a uno di questi: è Antonio Soda, 62 anni, ex centravanti che si è dedicato alla carriera discreta degli allenatori di provincia.
E che qualche anno fa, in Serie D con il Gozzano, si accorse di questo ragazzo venuto da Borgomanero che correva veloce come il vento. I sette chilometri che separano i due paesi, Kayode avrebbe potuto coprirli in mezz’ora a piedi.

Come andò, Soda?"Successe che la società, molto attenta al settore giovanile, mi presentò Michael. Mi bastò osservarlo pochi minuti per dire: “Questo da dove è uscito? E’ di un’altra categoria”. E lo feci giocare quasi subito”.Kayode aveva 16 anni.
Appena entrato a Coverciano ha ammesso di esserle grato.“Devo ammettere che le sue parole mi hanno emozionato. Non era da tutti ricordare il mio lavoro. In verità però io feci solo quello che era giusto fare: non soffocarne il talento e lanciarlo. Ne è valsa la pena”.Decisamente.
In che ruolo giocava all’epoca?“Non aveva un ruolo definito, del resto era poco più di un bambino. Poteva essere esterno basso o alto. Con la sua velocità e la sua forza fisica è un ottimo rinforzo comunque. Anche Mancini gli ha fatto giocare un pezzo di partita in Turchia da ala”.Quanto tempo impiegò a convincerla che la sua scelta era corretta?“Una partita, la prima. Giocavamo a Casale: lui si procurò un rigore e poi salvò un gol sulla linea. Evidentemente i debutti gli portano fortuna, perché ha personalità. Kayode aiutò a vincere il campionato, e quindi a conquistare la promozione in C, con la rosa più giovane del girone”.Cosa pensa di avergli insegnato?“La tecnica, intanto, che ora è di buon livello. E la disciplina tattica, che ancora deve migliorare. Penso che possa crescere nella capacità di gestire i momenti: è un esterno portato ad andare, a spingere sempre, invece capitano i momenti in cui bisogna rallentare”.

Di lui si accorse la Fiorentina. Solo che poi se l’è lasciato sfuggire.“Da un certo punto di vista mi chiedo: “Come fai a farti strappare un ragazzo italiano così forte?”. Dall’altro però ragiono: la Fiorentina in quel ruolo ha Dodò e per Kayode ha incassato 18 milioni. Insomma è un’operazione che ci poteva stare”.Lei l’avrebbe fatta?“No. Ma forse lo dico perché a Michael voglio troppo bene”.Altri talenti che le devono qualcosa?
“Nessuno mi deve niente. Ma Messias è salito di tono quando è passato dal Gozzano: giocando da mezz’ala avanzata nel 3-5-2, ha capito di poter essere un trequartista più che una punta centrale. Da lì il Crotone e poi il Milan”.Le piace il nuovo ciclo della Nazionale, che punta a rinnovare il gruppo con tanti giovani?“Mi piace. Ma credo che tutto debba avvenire con una certa gradualità: ai ragazzi non puoi chiedere tutto e subito. Mancini sta operando in questa direzione, inserendoli un po’ alla volta, e non sbaglia”.
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