Gazzetta dello Sport
12 жовтня 2026 р.

Lazio prima in classifica e e con il record di punti dopo sei giornate. Mai nella sua storia la squadra biancoceleste era partita così forte, neppure negli anni degli scudetti. Non ci era riuscito Eriksson con la squadra piena di stelle a cavallo del Duemila e neppure Tommaso Maestrelli un quarto di secolo prima con la sua Lazio bella e impossibile.
Accostare Rino Gattuso a questi allenatori che hanno fatto la storia del club romano è quanto meno prematuro, ma qualche analogia può comunque essere colta. Non tanto con la Lazio stellare di Eriksson, quanto con quella più "artigianale", ma ricca di talento di Tommaso Maestrelli.
E a concedere il "nulla osta" a questo paragone, sia pur con tutte le cautele del caso è uno che la Lazio del primo scudetto la conosceva bene. Massimo Maestrelli, figlio di Tommaso, ha tra l’altro avuto modo di incontrare Gattuso a Formello un paio di settimane ed è quindi "fresco" di un contatto diretto e privilegiato.
"Abbiamo parlato a lungo - racconta Massimo - . Ho trovato una persona straordinaria innamorata del suo lavoro. E, dialogando con lui, ho trovato un punto di contatto importante con l’esperienza di mio padre. La cura quasi maniacale che Rino, come babbo, dedica al rapporto con ciascuno dei giocatori. È una premura che richiede tempo e pazienza, ma crea un legame unico e indissolubile con la squadra".

Gattuso, rispetto a suo padre, ha la fortuna di poter lavorare con giocatori "normali" e non con le teste calde della Lazio del ‘74.
"Sì, però deve gestire 30 giocatori, mio padre ne aveva 13-14. Però diciamo che quelli di babbo, per la complessità del loro carattere, richiedevano un impegno doppio. Quindi più o meno la sua situazione era la stessa che adesso ha Rino".
Sulla chiarezza dei rapporti con i giocatori Gattuso ha edificato il suo piccolo-grande capolavoro.
"Sì, credo che la compattezza dello spogliatoio dia la caratteristica più importante di questa Lazio. È un gruppo coeso, che lavora serenamente e i risultati si vedono in campo".
"Abbiamo innanzitutto ricordato il nostro precedente incontro. Ci conoscemmo trenta anni fa, quando lui ne aveva 18 e giocava nella Primavera del Perugia".
"Aveva legato tantissimo con Marco Materazzi, che era al Perugia con lui e di cui avevamo all’epoca la procura io e mio fratello. Materazzi lo portava all’Olimpico a vedere la Lazio sperando che diventasse tifoso biancoceleste...".
Gattuso ha dato carattere, ma anche gioco.
"È stato una piacevole sorpresa. Tutti pensano a lui come un allenatore che sappia infondere tenacia e determinazione ai giocatori. Oltre a queste caratteristiche la sua Lazio però ha anche un gioco molto bello e moderno".

Anche in questo, forse, assomiglia un po' alla Lazio di suo padre.
"Sì, questa Lazio è molto 'alta', con terzini che fanno le ali, anche quella del ‘74 aveva queste attitudini. E poi c’è anche la qualità della rosa. Non voglio fare paragoni con la Lazio di mio padre, ma dico che quella attuale ha molti giocatori di talento".
L’apporto di alcuni singoli è stato in effetti superiore alle aspettative.
"Stanno andando tutti benissimo. Frattesi è un top. Tavares, a questi livelli, è un giocatore incredibile. Ma a me stanno piacevolmente sorprendendo pure elementi come Noslin e Belahyane che non sembravano poter offrire un rendimento del genere".
"Sono d’accordo con Gattuso nel dire che è meglio non porsi obiettivi, ma fare un passo alla volta. Penso che solo tra novembre e dicembre avremo un'idea chiara sulle reali possibilità di questa squadra. Certo, se continua ad esprimersi come ha fatto in queste prime sei giornate, può sicuramente ambire a un piazzamento in zona Europa".
L’unico neo resta l’Olimpico semivuoto.
"È un vero peccato, perché questa squadra, con l’apporto di tutta la sua tifoseria, potrebbe prendere il volo. Non entro nel merito della contestazione, dico solo che a volte basterebbe poco per venirsi incontro. E aggiungo che, come dice spesso Gattuso, il calcio senza tifosi non è calcio. Sarebbe bello se la situazione potesse risolversi".

E pensare che l’inizio non era stato dei migliori con l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Mantova.
"Ecco, questa può essere un'altra analogia con la Lazio di mio padre. Che, al primo anno di A, in estate fu eliminata in Coppa Italia dal Taranto che giocava in Serie B al Flaminio".
Già, il Flaminio. Potrebbe diventare la nuova casa della Lazio ed essere intitolato a suo padre.
"Sarebbe fantastico. Innanzitutto per la città di Roma sarebbe fondamentale recuperare un impianto del genere che è in stato di abbandono. Sarebbe bello che ci tornasse a giocare la Lazio. E sarebbe poi meraviglioso se portasse il nome di mio padre".
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