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Ciro Immobile, la commovente lettera di addio al calcio: "Ho vissuto un sogno"

15 tháng 8, 2026

Una lettera a cuore aperto. Lo storico bomber della Lazio e della Nazionale saluta il calcio con un post Instagram denso di ricordi: "I miei scarpini li voglio appoggiare con delicatezza, su un cuscino molto morbido". Tanti ringraziamenti da Cioffi a Conte, a Inzaghi, Sarri e Italiano, passando per il titolo di Campione d’Europa con Mancini. "Non riesco più a essere il Ciro di una volta: il fisico mi ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi. Con il sorriso"

Dopo (tanti) gol, una Scarpa d’Oro, un Europeo vinto, Ciro Immobile lascia il calcio. Il giorno dopo l’anticipazione, ha postato sui suoi account social una lettera piena di ricordi e di ringraziamenti. Un’avventura iniziata sui campetti di Torre Annunziata, finita a Parigi, sotto casa alla Tour Eiffel: "In mezzo una galassia speciale". "E adesso, permettetemi di chiudere gli occhi un istante – scrive il bomber -. Non voglio rimanere solo, ho semplicemente bisogno di mettere insieme i pensieri, e poi di trattenerli, proprio ora che diventano ricordi. Il momento è arrivato, il pallone si ferma qui. Appendere le scarpe al chiodo è un modo di dire che non mi piace, sembra triste e crudele. Io, i miei scarpini, li voglio appoggiare con delicatezza, su un cuscino molto morbido. Mi hanno accompagnato esattamente dove sognavo di arrivare".

"Da Torre Annunziata a Parigi"

“È stato il mio viaggio perfetto – aggiunge Immobile -, partendo da un pianeta e atterrando su un altro. Dai campetti sgarrupati sotto casa alla Tour Eiffel. In mezzo, una galassia speciale. Ho iniziato a giocare a 4 anni nel Torre Annunziata ’88, con la maglia numero 20, perché la 9 l’avevano rubata. Crescendo, ho sognato di diventare Del Piero, il mio idolo: alla Juventus ho esordito al suo posto, sia in serie A che in Champions League. Segnali, battiti, destino. La prima partita da professionista l’ho giocata con il Sorrento, nella Coppa Italia di C, il resto è una carrellata di brividi ed emozioni: Siena, Pescara, Grosseto, Genoa, Torino due volte, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC. Nuove esperienze, vecchie passioni, tante prime volte. E poi geografia, cuore. Soprattutto cuore".

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Gli allenatori della sua carriera

"Mi hanno fatto un regalo eterno, un piccolo pezzettino di ciascuno di loro: Cioffi, Conte, Serena, Zeman, De Canio, Ventura, Klopp, Emery, Inzaghi, Sarri, van Bronckhorst, Italiano. Con Mancini sono diventato Campione d’Europa". E spiega l’addio a 36 anni: "Ho deciso di smettere perché lo dovevo a me stesso e ai miei tifosi. Non riesco più ad essere il Ciro di una volta, il 4 volte capocannoniere della serie A, il vincitore della Scarpa d’Oro: il fisico ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi. Con il sorriso. Accompagnato verso l’uscita dalle mie persone speciali. Da mia moglie Jessica. Dai miei figli Michela, Giorgia, Mattia, Andrea. Da papà Antonio e mamma Michela. Da mio fratello Luigi. Dai miei agenti Alessandro Moggi e Marco Sommella. Grazie a tutti. Nessuno sia triste per me, perché io sono molto felice. Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all’ultimo giorno".

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