Gazzetta dello Sport
2026年10月14日


Doveva essere il nuovo Salgado al Real Madrid, poi il nuovo Cafu nella Roma. Alla fine Cicinho è rimasto Cicinho. Con pregi e difetti, rimpianti e la gioia di essere uscito da una malattia invisibile ma terribile. Il terzino, che oggi lavora come commentatore televisivo in Brasile, ha giocato al Bernabeu tra il 2005 e il 2007 dopo essere esploso in Brasile col San Paolo e con la Seleçao.
Al Real ha abbracciato tanti connazionali dal cognome pesantissimo: Ronaldo, Roberto Carlos, Robinho e Marcelo. Due stagioni in cui trovare spazio era difficile. Per questo nell’estate del 2007 accettò l’offerta della Roma, anche questa piena zeppa di brasiliani. Il suo arrivo portò migliaia di persone a Fiumicino ma il suo rendimento sarà di alti e bassi con tanto di due prestiti a Villarreal e San Paolo.
"Sto bene, davvero. Sono tornato a vivere a San Paolo dove ho ritrovato la bellezza delle piccole cose e dove mi godo la crescita dei miei figli e l’amore di mia moglie. Faccio un lavoro che mi piace e posso dire di essere guarito. Ci è voluto un po’ ma ci sono riuscito, questo conta più di tutto".

"Da quella malattia che spesso viene sottovalutata: la depressione. Il periodo alla Roma lo ricordo come la fase più importante della mia vita perché è stato lì che ho conosciuto mia moglie Marry. Grazie a lei ho scoperto di soffrire seriamente di alcolismo, legato appunto alla depressione. Una malattia che portavo dietro da tanto e che ha influito molto sulla mia carriera. Mi chiudevo in casa e bevevo, uscivo e bevevo. Senza sosta. Non mi ponevo il problema se fosse giusto o sbagliato. Mi preoccupavo delle auto di lusso, delle feste, di stare sempre su di giri. L’ho sempre fatto da quando ho memoria, già a 13 anni mi innamorai dell’alcol. Non capivo il reale valore della vita, non è più così da qualche anno anche grazie alla terapia. E sono davvero felice"
"Di sicuro mi dispiace per i tifosi che mi hanno sempre trattato bene, ricordo ancora l’accoglienza all’aeroporto. Provo un enorme affetto per la Roma e avrei voluto dare di più ma credo che loro abbiano capito il perché non sia andata come doveva. Seguo ancora i giallorossi, faccio il tifo per loro sempre e devo ringraziare a distanza di anni Bruno Conti, anche lui provò a rimettermi sulla giusta strada".
"Il Real è favorito, ma lo è sempre in Champions. È la sua coppa, vivono per vincerla. La Roma però sta vivendo forse il suo momento migliore da molti anni, con una stabilità importante, e deve sfruttare questo slancio per ottenere un grande risultato. Non vedevo la Roma giocare così bene dai tempi del primo Spalletti. La squadra giallorossa non deve snaturarsi ma anche stare attenta a concedere il meno possibile come a Como".
"Se leggi i nomi del Real ti spaventi ma il calcio è un gioco di squadra, non individuale. Mi sembra che spesso questa squadra vada più per individualismi. La Spagna lo ha dimostrato al Mondiale, riuscendo a neutralizzare Mbappé, Olise e Messi con un gioco intelligente. Quando tutti e 11 i giocatori seguono il piano, le cose funzionano. Ne bastano due che non lo seguono e rischia di andare tutto storto".

"Beh, ti faccio qualche nome: Ronaldo, Beckam, Roberto Carlos, Casillas, Sergio Ramos, Higuain, Robinho. Devo continuare?"
"Mourinho è il migliore per la sua capacità di coinvolgere e motivare tutti, dai giocatori alla stampa fino ai tifosi. Alla Roma, un club con una tifoseria così appassionata, non è stato diverso, e ricordo che molti non volevano che se ne andasse. Sono sicuro che provi una grande gratitudine verso il club e mi aspetto una bella festa per lui".
"Certo, parliamo di uno degli allenatori migliori in Europa. Mi sarebbe piaciuto moltissimo essere allenato da lui, anche perché vedo che impiega gli esterni nel modo che preferisco. Se vedete sia Wesley che Molina o Lulli partecipano hanno grandi responsabilità nell'avviare il pressing nella metà campo avversaria e nell'attaccare la profondità. Io sarei stato perfetto, purtroppo ora sono troppo vecchio"
"Tanto, non dimentichiamo che è ancora molto giovane. Lui è cresciuto come me, per strada dove impari a non dare mai perso alcun pallone e a lottare sempre. Poi ha versatilità: gioca bene sia a destra che a sinistra. Può diventare il migliore nel suo ruolo"
"Dipende da che vie prendi, ma se non avessi passato tutto quello che ho passato non sarei l’uomo che sono oggi. Quindi va bene così. Io vengo da una famiglia umile e da una piccola città dell'entroterra. Da piccolo giocavo a piedi scalzi cercando di imitare Raí, Cafu e Cerezo. Di certo l’essere venuto dalla strada mi ha permesso di non mollare mai quando c’era da inseguire quel sogno. Ho indossato la maglia della mia squadra del cuore (il San Paolo, ndr). Poi sono diventato titolare del Brasile e ho giocato per il Real Madrid e la Roma. Insomma non è andata proprio male".

"Di andare alla Roma, senza pensarci nemmeno un minuto. Credo che anche il Real Madrid dovrebbe prendere in considerazione questa possibilità visto che non gioca praticamente mai. Per le caratteristiche che ha sarebbe perfetto per Gasperini".
"Gliela darei sì, perché tanto un altro Totti non nascerà mai. Inutile sperare succeda, parliamo non solo di un campione enorme ma dell’incarnazione di tutto quello che i tifosi romanisti sognavano. Pensa che nel 2007 mi convinsi ad andare alla Roma perché Doni me lo passò in videochiamata. O si ritira la maglia o è giusto che uno come Dybala possa prenderla. Andrebbe comunque in buone mani visto che ha deciso di rimanere a Roma rinunciando a tanti soldi dall’Arabia".
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