Gazzetta dello Sport
12 أكتوبر 2026

La miglior difesa è l’attacco, o forse no. Il Cagliari di Fabio Pisacane sta ribaltando il concetto e su una solidità di squadra e uno spiccato spirito di sacrificio ha costruito un inizio di stagione da sorpresa in Serie A.
Come conferma l’ultimo 1-1 interno contro la Juventus, dove i rossoblù sono riusciti a respingere colpo su colpo i 23 tiri (10 in porta) e hanno limitato i bianconeri fino alla rete del pari di Kolo Muani arrivata solo all’81’. Insieme alla Roma, con appena tre gol incassati in sei giornate, i sardi sono la miglior difesa dei primi cinque campionati d’Europa (Liga, Bundesliga, Ligue 1 e Premier).

Da difensore arcigno e mai arrendevole, che ha costruito una discreta carriera in Serie A usando più la testa e la fame delle doti fisiche o tecniche consegnate da madre natura, Pisacane ha disegnato un Cagliari a sua immagine e somiglianza.
Un Cagliari che sa essere umile e operaio ma che ha la sfrontatezza di volersela giocare contro chiunque, anche grazie a una chiara identità e a delle idee di gioco che si concentrano comunque sul palleggio e la qualità grazie a giocatori come Winks, Romano e Maldini (per citarne alcuni).
Ma questo è un Cagliari che basa le sue fondamenta di rivelazione del campionato sulla sua difesa, fatta di giocatori che dalle parti di Asseminello hanno trovato l’occasione per rilanciarsi, emergere o ergersi definitivamente a rappresentati di una piazza.
Ma chi sono i protagonisti di questa difesa d'acciaio? L’uomo copertina contro la Juventus è stato l’Mvp del match Elia Caprile, e in effetti il portiere rossoblù è più che un fattore in questo inizio da favola dei sardi. Leader in campo e un gatto tra i pali.
In Sardegna è arrivato sotto la gestione Davide Nicola, con il tecnico che lo volle a gennaio due campionati fa. Da lì è scoccato qualcosa con i colori rossoblù, e in città meno di un anno fa è nato anche suo figlio Edoardo. Prestazioni sempre superlative e firma sulla salvezza del 2024-25 e l’anno scorso al primo giro sulla giostra di Pisacane.
La Nazionale solo assaggiata e ora la voglia di tornarci con il nuovo corso tecnico: “Mancini ha fatto le sue scelte e le rifarà e io le accetterò. So che se farò bene a Cagliari avrò le mie opportunità e per questo penso solo a dare tutto in rossoblù”. In estate diverse sirene di mercato, ma il Cagliari lo ha blindato subito e il club vuole circa 30 milioni per lasciarlo partire. Cifra monstre rispetto agli 8 spesi per portarlo via dal Napoli.
Un altro che in estate, un po’ come spesso accaduto nelle ultime sessioni di mercato, era nella lista dei possibili partenti è Yerry Mina. Il colombiano a causa del Mondiale ha saltato di fatto tutta la preparazione, ma continua a essere l’uomo di mille battaglie rossoblù. Ha un atteggiamento fastidioso, per chi non lo ha in squadra.
Inizia a punzecchiare l’avversario di turno già nel tunnel e poi sono scaramucce, battute e marcature sempre al limite. A cui spesso aggiunge un senso tutto suo di teatralità in campo in alcuni gesti. Furbo e malizioso, sa come entrare nella testa di un attaccante e farlo rendere meno.
Non piacerà a tutti ma il Cagliari se lo tiene stretto, specie ora che potrebbe aver chiuso con la sua nazionale, la Colombia, e potrebbe ridurre i viaggi internazionali per gestirsi al meglio fisicamente. A Cagliari d’altronde si sente come a casa, sempre circondato da amici e familiari dal Sudamerica.
L’altro centrale, all’occorrenza, è quell'Alessandro Deiola che ormai, dopo l’addio di Leonardo Pavoletti, ha raccolto a tutti gli effetti la staffetta di guida assoluta di questo spogliatoio rossoblù. L’uomo di Sardegna utile per trasmettere valori e spirito a una squadra che è cambiata tanto negli ultimi anni e che è sempre più giovane.
Un esempio vero, d’altronde uno che torna in campo dopo appena 12 giorni da un’operazione al ginocchio (menisco), e gioca 45 minuti più recupero contro la Juventus, dà una bella dimostrazione di senso di appartenenza a tutti. Sulla destra invece c’è il jolly Ze Pedro. Una chiamata a sorpresa che in un anno e mezzo ha saputo ritagliarsi un ruolo da imprescindibile.
L’ex Porto si è ambientato in fretta al campionato italiano in un ruolo da terzino vecchia maniera, ma che dà grande compattezza alla difesa di Pisacane. Un profilo comunque internazionale, con presenze anche in Europa League, che il Cagliari ha comprato per circa 2,5 milioni e che ora potrebbe rivendere a molto di più.
A chiudere il cerchio dei titolari e co-titolari di questa difesa, a sorpresa tra le migliori d’Europa, ci sono due ragazzi che sono il simbolo delle idee sul mercato del Cagliari di questi ultimi anni. Da una parte l’esterno mancino Adam Obert, che il Cagliari ha preso da svincolato dalla Sampdoria, ormai 5 anni fa.
E dall’altra il 2005 uruguaiano, fresco di esordio in nazionale maggiore, Juan Rodriguez. Obert, 24 anni, è il classico braccetto moderno di qualità che però sa agire bene anche da esterno a tutta fascia. Ha tantissima qualità nell’inserimento e nell’impostazione dal basso, ancora però deve crescere in marcatura. Ma il suo è stato un percorso costante in questi anni.
In estate il Cagliari ha respinto diverse proposte dalla Bundesliga per lui, anche perché tatticamente è quasi insostituibile. Rodriguez invece è il classico investimento. Il Cagliari lo ha pagato 4 milioni dal Penarol un anno e mezzo fa, ma con la consapevolezza di andare a prendere uno dei difensori più attenzionati del suo Paese. Scelta mai banale poi quella di legare l’Uruguay con Cagliari, storicamente.
Piace già a tanti in Serie A, intanto Pisacane gli sta insegnando a gestire la foga e la grande intensità per essere un difensore centrale moderno. I co-protagonisti fin qui sono l’altro 2005 arrivato in estate dal Sudtirol Raphael Kofler, il folletto giapponese Yukinari Sugawara, che fin qui sta stupendo per duttilità tattica, e l’alternativa mancina tutta da scoprire che porta a Giuseppe Aurelio.
In attesa di rivedere dopo il lungo infortunio Ryad Idrissi che bene aveva fatto sulla corsia mancina l’anno scorso. Insomma, una difesa fatta di giovani in cerca di un posto al sole e di uomini di mille battaglie. Tutti però accomunati dalla voglia di seguire il credo del proprio tecnico. Aspetto non banale e che fin qui ha fatto tutta la differenza del mondo.
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