Tuttosport
11 ottobre 2026

"Oggi arbitrare ai vertici è una professione a tutti gli effetti: è questione non solo di soldi, ma di tutele. Massima sintonia con Orsato e Messina"
Francesco Massini è il nuovo presidente dell’Aia: una scelta di continuità. «Più che di continuità, parlerei di evoluzione. Oggi la cosa più importante è riportare un po’ di serenità, che in seno all’associazione è mancata. Il mio obiettivo è pacificare l’associazione». È il quarto presidente negli ultimi cinque anni. Cosa significa?
«Che arriviamo dal periodo più difficile dell’Aia nella sua storia. Dobbiamo partire da una critica interna e io su questo sono molto chiaro: l’io può anche essere fondamentale in campo, per fare la miglior prestazione e arbitrare le grandi partite. Ma, quando si parla di governance, la parola più importante è noi. Sono molto critico su quello che è successo all’interno dell’associazione e non scarico le colpe su nessuno. Io mi sento un operaio dell’Aia: nella mia vita non avrei mai immaginato di farne il presidente, ora mi ritrovo a farlo e ho accettato questa sfida con un obiettivo chiaro».
Da reggente a presidente: sente la pressione che aumenta? «Beh, diciamo che le funzioni le ho già esercitate tutte, cambia il nome. Ora la responsabilità aumenta, ma è bellissimo».
Come aumentare l’autonomia economica dell’Aia? «Il dialogo con la Federazione è essenziale, è una cosa prevista nello Statuto. Dovremo cercare di avere la gestione delle risorse: è il punto centrale. Sono progetti che stiamo già portando avanti, l’autonomia è a grande spettro ma dobbiamo sicuramente avere più risorse. I tavoli sono aperti, è passato ancora poco tempo dall’apertura delle interlocuzioni. Ma andiamo avanti».
Era l’unico candidato nel cui programma si parlava di professionalizzazione degli arbitri. È tra i suoi primi obiettivi? «È fondamentale. Non si può prescindere dal rendere professionisti gli arbitri di vertice: sono ragazzi che fanno questo di lavoro. E non è solo un discorso economico, ma soprattutto di tutele: dobbiamo ascoltare le loro richieste, dare maggiori garanzie. Oggi fare l’arbitro è una professione a tutti gli effetti».
Gravina aveva lavorato al Pgmol all’italiana. Può tornare d’attualità? «Non lo chiamerei Pgmol, l’importante è che ci sia l’Aia al centro. Io ascolto i ragazzi, loro vogliono essere al centro dell’associazione: la terzietà dell’arbitraggio non è negoziabile. Chiamatela come volete: il nome lo troveremo, conta la sostanza e quella dobbiamo sicuramente attuarla, senza aspettare».
Quanto peso avrà la lotta alla violenza nella sua governance? «È un principio basilare. Ero presidente del comitato laziale quando fermammo i campionati: è un fatto culturale, l’arbitro deve essere rispettato. Insieme alla Figc, con cui ho trovato grande condivisione, dobbiamo far capire che è importante rispettare i ragazzi quando iniziano ad arbitrare. So benissimo cosa vuol dire andare in Pronto Soccorso per una partita di calcio, che invece dovrebbe essere un’occasione di divertimento».
Tornerà Open Var, magari con un altro nome e un’altra veste? «Siamo aperti a tutto. Lo dico chiaramente. Ne parlerò con la Federazione: vogliamo qualcosa che sia positivo, che non metta in risalto solo gli errori, ma che consenta di valutare le capacità arbitrali. C’è massima apertura. Anche per il Var a chiamata per sperimentare la possibilità di chiedere la revisione di un episodio, ma con regole chiare e un numero limitato di richieste, evitando interruzioni continue. Sarebbe certamente un modo per aumentare trasparenza e fiducia».
Massima sintonia con Messina e Orsato… «Totale, assoluta. Io tengo molto alla separazione tra tecnica e politica, ma con loro c’è sinergia totale. Siamo molto contenti di aver riportato in Italia un dirigente come Messina, anche in questo caso in totale condivisione con la Federcalcio. E siamo molto soddisfatti di questo inizio di campionato. Poi non vado oltre perché sono scaramantico e non si sa mai. Non possiamo certo immaginare di eliminare l’errore arbitrale, altrimenti dovremmo affidarci ai robot».
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