Gazzetta dello Sport
11 ottobre 2026

Venti minuti di passione, iniziati tra i fischi e finiti con un attacco di rabbia contenuto dai compagni, la mascella ritoccata in estate che sembrava volesse tornare dov’era prima ribellandosi a canoni estetici che fatica a comprendere nella sua ossea umanità.
Vinicius Junior è fuori di sé. È talmente irriconoscibile, nel fisico e nel morale, che c’è chi lo vuole trasformare in un Elvis Presley moderno: morto e sostituito piuttosto che scomparso ma vivo come il cantante. Pensate quanto deve giocar male perché si inventino corbellerie del genere su un tipo che ha segnato in due finali di Champions e solo due anni fa doveva vincere il Pallone d’Oro.
Venerdì presentando Real Madrid-Villarreal il Mou più paternalistico si è lanciato in un’accorata e coccolante difesa del suo attaccante: “Lo aiuteremo a tornare quello che era” ha detto il portoghese convinto. Nel processo terapeutico non aveva escluso un passaggio in panchina, e infatti ieri sera Vini si è accomodato dalle parti del tecnico. Al suo posto traslocato da destra a sinistra il 19enne Yan Diomande, costato 130 milioni di euro.
Quando prima della gara lo speaker ha annunciato il nome di Vini il volume era artatamente altissimo non si è potuto apprezzare e il giudizio popolare. Però quando Mou l’ha fatto entrare al 6’ della ripresa, con il Bernabeu che aveva già abbassato il pollice sui suoi beniamini che imboccavano il tunnel dopo la prima parte, i fischi si sono sentiti, e anche appena ha toccato palla. Mischiati ad applausi, quello si. Perché parte dello stadio ha accolto l’appello di Mou che invitava a non sparare sul crack ferito nell’anima.

Vini è partito a mille. Indemoniato, e esagitato. Ha conquistato un corner e ha arringato la folla. Ne ha conquistato un altro e ha ripetuto il gesto.
Pulsazioni accelerate, cuore in gola, pensieri senza controllo. E quando dopo 20 minuti ha messo in rete l’assist di Bellingham è impazzito. E Mou con lui. Il portoghese si è fatto la fascia come un attimo prima aveva fatto l’inglese Jude, è arrivato da Vini e l’ha abbracciato con plateale trasporto partecipando alla festa di resurrezione con grande teatralità.
Ma c’era un problema. L’arbitro è stato chiamato al monitor a vedere una cosa sfuggita ai più: nell’inizio del contropiede di Bellingham Vini parte prendendo la rincorsa attaccato agli invitanti riccioli di Nathan Saliba. Gol annullato e rosso a Vini, che ha perso la testa e c’è voluta tutta la forza del ‘loco’ Rudiger per evitare che arrivasse a contatto con l’arbitro.
Il regolamento dice due giornate, e se così fosse addio Clásico, in programma al Camp Nou il 25 ottobre. Questa scenata è la fotografia dello stato d’animo di un uomo in difficoltà. Fischiato a più riprese nel corso della scorsa stagione da una tifoseria che si è stancata delle sue scenate, odiato in tutti gli stadi di Spagna per atteggiamenti sempre sopra le righe e spesso provocatori, Vini non ha trovato pace nemmeno in Brasile, a casa di papà Ancelotti.
Carlo l’ha calmato e al Mondiale ha tirato fuori il meglio da lui, esattamente come al Madrid. Perché va ricordato che prima che arrivasse Ancelotti Vini al Bernabeu era considerato un mezzo brocco.
Dopo il Mondiale l’operazione plastica, e la trattativa col Madrid. Il brasiliano aveva il contratto in scadenza nel 2027 e ha strappato un magnifico rinnovo fino al 2032, con copioso aumento a 25 milioni netti. Il Bernabeu però ha storto il naso. E quando si è ripreso a giocare non gliene ha fatta passare una.
I dribbling non riescono, i passaggi sono sbagliati, gli scatti frenati, resta solo la mimica esagerata. Mou sta facendo di tutto per recuperarlo, però ha anche creato un clima di tensione nei confronti degli arbitri che ieri sera non ha aiutato a tranquillizzare il giovane Vini. Che ha perso prima il posto e poi la testa. E probabilmente il Clásico.
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