Gazzetta dello Sport
11 ottobre 2026

C'è un tennis italiano con Jannik Sinner e ce n'è uno senza. E non è la stessa cosa. Nessuna crisi e nessun guaio all'orizzonte (sarebbe quasi offensivo dirlo, anche solo pensarlo), ma senza il numero uno del mondo, fermo ormai dal trionfo di Wimbledon e che rientrerà solo nel 2027, i risultati di altissimo livello iniziano a latitare.
E succede proprio da allora. C'è stato l'exploit di Flavio Cobolli, con la semifinale raggiunta a Cincinnati, ma per il resto questi ultimi mesi non sono stati all'altezza di quelli precedenti, quando Jannik era ancora in campo.
Non è soltanto una questione di tornei vinti (otto i titoli Atp conquistati dagli italiani nel 2026, sei dei quali firmati dall'altoatesino), ma è evidente che, senza Sinner, tra stanchezza e altri fattori, gli altri azzurri abbiano avvertito la pressione di dover raccogliere, in un certo senso, l'eredità del numero uno del mondo.
Nessuno pretende che gli altri ottengano gli stessi risultati, perché Sinner è un fenomeno difficilmente replicabile su un campo da tennis. Qualche riflessione, però, nasce spontanea dopo il disastroso Masters 1000 di Shanghai, dove già al secondo turno non ci sono più italiani in corsa. Una situazione alla quale non eravamo più abituati, in questo straordinario momento storico in cui l'Italia fa da padrona nel tennis mondiale.
La prima parte di stagione era stata pazzesca, con quel super Roland Garros che aveva portato Cobolli in finale, Matteo Arnaldi in semifinale e Matteo Berrettini ai quarti. Prima dei guai fisici di Jannik. Poi, dal trionfo del 5 volte vincitore Slam a Londra, il bilancio alterna lampi, occasioni mancate e qualche campanello d'allarme.
Da Wimbledon al Masters 1000 di Shanghai, passando per lo Us Open e la trasferta asiatica, il tennis azzurro ha vissuto mesi in chiaroscuro. Quando si parla di Flavio Cobolli nel 2026, bisogna togliersi il cappello. In questo momento, nella classifica live, il romano è al numero 5 del mondo ed è pienamente in corsa per le Atp Finals di Torino.
Un torneo Atp vinto ad Acapulco e la finale di Parigi. Dopo Wimbledon, dove ha raggiunto i quarti di finale grazie al successo su Alex de Minaur prima di fermarsi contro Arthur Fery, sono arrivate le eliminazioni al primo turno a Umago e al Masters 1000 canadese, intervallate dalla splendida semifinale di Cincinnati, persa contro Fils.
Agli Us Open è arrivata una deludente eliminazione al terzo turno, mentre la trasferta asiatica ha riservato ancora meno soddisfazioni: fuori al debutto a Pechino contro Roman Safiullin, poi eliminato al secondo turno a Shanghai da Adrian Mannarino, nonostante un primo set vinto nettamente.
Il romano sembra accusare la fatica, soprattutto sul piano fisico. Potrebbe essere normale per un giocatore non ancora abituato a sostenere così tante partite di alto livello in una stagione, ma qualche interrogativo sulla tenuta mentale del miglior azzurro in classifica, in assenza di Sinner, resta.

Lorenzo Musetti merita un discorso a parte, anche per la delicatezza della situazione. A inizio anno era a un passo dal diventare numero 3 del mondo, poi una serie di infortuni ha compromesso tutto, impedendogli anche di giocare il Roland Garros e Wimbledon. Il rientro non ha restituito subito certezze: il ritiro a Washington contro Matteo Arnaldi, gli ottimi quarti di finale a Cincinnati e poi l'eliminazione al secondo turno dello Us Open contro Dane Sweeny.
A Shanghai è arrivata un'altra battuta d'arresto, ancora più sorprendente: il carrarino si è arreso al cinese Yi Zhou, numero 277 del mondo, in tre set, con due tie-break a decidere il match. Un 2026 finora al di sotto delle aspettative, ma con tante attenuanti. Resta da vedere come chiuderà la stagione.
Luciano Darderi ha invece trovato il suo momento migliore sulla terra rossa di Bastad, dove ha raggiunto la finale prima di arrendersi ad Andrey Rublev. A New York ha spinto fino agli ottavi, fermato dal futuro vincitore Alexander Zverev, mentre a Tokyo si è tolto la soddisfazione di battere Casper Ruud prima di uscire agli ottavi contro Kyrian Jacquet.
A Shanghai ha perso all'esordio contro Stefanos Tsitsipas, ma in questo momento è forse l'azzurro che offre le maggiori garanzie, sia sul piano fisico sia su quello mentale, in una stagione che lo ha visto salire fino al numero 16 del mondo e con un torneo vinto, prestigioso, a Santiago del Cile.

Matteo Arnaldi ha raccolto risultati discontinui, con gli ottavi di finale a Tokyo, dove ha affrontato Carlos Alcaraz, e il successo al debutto a Shanghai contro Bernard Tomic. Contro Taylor Fritz, però, è arrivato lo stop al secondo turno.
Per Matteo Berrettini il percorso è stato altrettanto altalenante: qualche vittoria tra Stati Uniti e Giappone, fino al successo in rimonta su Aleksandar Kovacevic a Shanghai, prima della sconfitta contro Brandon Nakashima. Le occasioni per ripartire non mancano, ma serviranno salute, fiducia e risultati per chiudere la stagione con un segnale diverso. Magari con la Coppa Davis, conquistata lo scorso anno proprio senza l'aiuto di Jannik Sinner.
Articolo di Gazzetta dello Sport. GoalingBreak ne mostra il testo per comodità di lettura: i diritti restano della testata.
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