Gazzetta dello Sport
11 ottobre 2026

Il compositore e pianista Stefano Bollani, ospite al Capalbio Film Festival, racconta di non essere molto aggiornato sul mondo delle quattro ruote, ma di essere stato protagonista di lunghi viaggi in auto. "Più canto e ascolto musica, più mi concentro alla guida", ci ha rivelato.
Così il musicista milanese descrive la connessione tra i motori e la propria vocazione e professione musicale. Tra una riflessione sulle vetture possedute in passato e sulle auto elettriche, Bollani dà spazio anche a un aneddoto su un viaggio fatto nel 1995, quando suonava nella band di Jovanotti.

"Ascolto un po' di tutto, ma cerco di evitare la musica classica per una questione di volume. Magari un brano suona pianissimo e all’improvviso arriva un fortissimo alla Beethoven. Alla guida non mi aiuta molto. In genere preferisco le canzoni pop, anche perché posso cantare Billy Joel, i Beatles, Jesus Christ Superstar o The Rocky Horror Picture Show. Ho questa teoria: più canto e ascolto musica, meglio guido, perché mi aiuta a concentrarmi".
"Sì, è successo. Quando ho iniziato a guidare usavo il walkman per registrare al volo un’idea, oggi naturalmente utilizzo il telefono. Poi, però, di tutti questi memo vocali faccio una selezione molto rigida. L’idea che resiste è magari una su cinquanta".
"Ci capisco molto poco, lo ammetto. Le macchine le ho sempre riconosciute dal colore. La mia prima auto è stata una Punto blu, di una tonalità che non aveva quasi nessuno, quindi la individuavo subito per strada. Adesso ho una Jeep nera ed è molto più difficile riconoscerla. È una macchina grande e devo dire che mi piace. Ci sono arrivato con calma: dalla Punto alla Jeep c’è stato un lungo percorso. Negli ultimi tempi, però, guido molto meno. Una volta mi divertivo di più".
"Abbastanza tardi, intorno ai 23 anni: prima mi facevo scorrazzare dagli altri".
"Ne avrei diversi. Nel corso degli anni ho fatto dei viaggi assurdi e spesso ho dormito nelle piazzole di sosta. Nel 1995, per esempio, suonavo con Jovanotti. Vivevo a Firenze e alcuni musicisti della band stavano in Emilia-Romagna, mentre altri abitavano a Milano. Dovevamo andare a suonare a Vienna. Partii con la mia macchina per Bologna, poi salii sull’auto di un amico e arrivammo a Milano, dove prendemmo il pullman. Al ritorno arrivai a Bologna verso le otto del mattino, ripresi la mia macchina e per fare Bologna-Firenze impiegai tre ore e mezza, perché mi sono fermato a dormire praticamente in tutte le piazzole di sosta".
"Assolutamente sì. Alla prima avvisaglia faccio una bella dormita. Quando guidavo molto avevo imparato a dormire venti minuti e poi ripartire. Le piazzole dovrebbero essere ancora più attrezzate proprio per questo: non servono soltanto per fare una breve sosta, ma anche per fermarsi quando se ne ha davvero bisogno".
"Ho un amico che ne possiede una e la cosa che mi colpisce è il suono, quasi futuristico. Difficile perfino da imitare. Ogni volta che salgo su quella macchina mi sembra di essere proiettato nel futuro, come se da un momento all’altro dovessimo alzarci in volo".
"Musica classica. Lo consiglio".
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